Defraudati

Ci hanno rubato tutto: il passato il presente ed il futuro.
Da adolescenti ci vedevamo laureati, con un lavoro appassionante, sposati e con figli… più o meno in quest’ordine.
Siamo arrivati alla laurea.

Di lavori ne abbiamo cambiati diversi ed il resto delle nostre vite è stato un continuo inizio, svolgimento e fine, e poi nuovo inizio svolgimento e fine, come nei libri.

Dopo un’infanzia felice, circondati da famiglie più o meno benestanti che hanno cercato di darci tutto quello che desideravamo -proprio per non farci “patire” quello che avevano sofferto loro- ci siamo ritrovati laureati, in cerca di lavoro e di realizzazione.
Questo accadeva più o meno 10 anni fa.

I favolosi anni ’80 ci hanno cresciuti nella certezza di un futuro roseo dopo gli anni bui del terrorismo, delle contestazioni dure e della lotta. Sono stati gli anni della “quiete dopo la temepsta”.
Il benessere ci sembrava condiviso e collettivo, le libertà ormai raggiunte e la politica lontana e poco interessante.

Degli anni ’90 ricordiamo la tanta televisione (soprattutto quella commerciale che su di noi esercitava un certo appeal), il successo facile, (vedi le varie ninfette, i tronisti, il Grande Fratello etc etc) e la politica sempre più lontana ed incomprensibile.
Ad ogni apparire di politici nei telegiornali il rigetto era quasi automatico: tanto dicevano sempre le stesse cose che comunque non ci interessavano.

Invece ci coinvolgeva la morbosità ed il piacere voyeuristico con cui ci si faceva gli affari degli altri: non più solo negli incontri tra amici ma in pubblico, in televisione e poi nel mondo.
Sono gli anni dei “panni sporchi da lavare in piazza.”
Non ricordiamo grosse cause per cui lottare, ideali o movimenti particolari, però rammentiamo benissimo i fatti di cronaca nera dei quali conoscevamo spesso tutti i particolari più macabri e perversi.
Avevamo una certezza: il futuro ci aspettava, il mondo era nostro!

Da allora ci siamo reinventati continuamente in vari ruoli -più o meno attinenti ai percorsi di studi- e luoghi (Italia, estero, ancora Italia); abbiamo avuto almeno una esperienza nei call center, (imprenscindibile oramai!) e nonostante tutto abbiamo mantenuto la speranza e la convinzione che prima o poi avremmo raggiunto l’obiettivo… fino ad ora.

Oggi ci guardiamo intorno e vediamo che molti nostri coetanei (che magari non si sono laureati) hanno scelto un posto dove vivere e messo su famiglia con annessi e connessi.
Noi siamo nella maggior parte dei casi single o con un quasi marito/moglie, sul filo di un quasi lavoro, in attesa di un quasi domani al quale non crediamo più.

Non ci ricordiamo più cosa sognavamo, molti di noi sono tornati a casa dei genitori (dopo anni di quasi-indipendenza economica) in attesa di riandare via.

Nel frattempo proviamo a studiare ed aggiornarci per capire il presente e recuperare gli anni perduti a cullarci nell’illusione di un futuro che oggi non riusciamo neanche ad immaginare.

Ciò che pensavamo non ci riguardasse è oggi diventato fondamentale: la consapevolezza di quello che ci circonda. E non solo dal punto di vista politico, ma anche ambientale, etico e del lavoro.

Solo qualche anno fa pensavamo che fosse lì, pronto dietro l’angolo; ovviamente facile da ottenere perché avevamo raggiunto il top dell’istruzione: una laurea, magari una o più esperienze all’estero e invece, abbiamo scoperto che non ci vogliono. Di laureati non sanno che farsene: pretendono troppo, non si adattano, se la “tirano” e sono dei piantagrane. Questo pensano e dicono molti datori di lavoro, senza neanche troppi giri di parole.

Intorno a noi non vediamo nulla, non riconosciamo più il mondo, né quello in cui abbiamo vissuto né quello in cui stiamo vivendo. Ci sembra di essere vittime di un grande bluff.

Quelli che si risvegliano da questo subdolo inganno sono oggi le Cassandre del 21° secolo: inascoltate ed incomprese.

Finita l’illusione che ci ha accompagnato fino a ieri, ci siamo destati in un pianeta bistrattato e malato che grida aiuto da ogni dove, in una società corrotta fin nel midollo che ieri ancora avvallavamo pensando che fosse l’unico sistema possibile, fino a quando la società da noi creata e tanto decantata non ci è esplosa in faccia.

Sembriamo non capire che non è più possibile che qualcosa non ci tocchi, che qualcun altro sia responsabile al posto nostro.
L’onda d’urto di ogni gesto, da quello del singolo a quelli delle comunità, si riflette a livello globale con delle conseguenze spesso enormi, che in molti casi ci sono taciute ed in altri non comprendiamo fino in fondo per cui deleghiamo…

Ma la verità è che siamo terrorizzati.
Abbiamo ereditato macerie, sotto ogni punto di vista.
Ci guardiamo intorno e non sappiamo da dove cominciare per curare i danni che sono stati fatti, troppo grandi ed estesi, e noi ci sentiamo un puntino nell’universo che rischia di annullarsi di fronte all’immensità del Male che è stato inflitto e di cui noi ci siamo resi complici più o meno consapevoli.

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Digressione

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