#FreeRossella

by Bruno Olivieri

 Ci sono donne straordinarie che non fanno niente per essere notate
con grande cuore donano la propria vita agli altri. 
Manteniamo viva l’attenzione su Rossella Urru, 
i media non lo fanno, facciamolo noi.
(cit. dal blog di Sabina Ancarola)
La Storia*

Nella notte tra il 22 e il 23 ottobre Rossella Urru ed altri due cooperanti spagnoli (Ainhoa Fernandez de Rincon, dell’Associazione amici del popolo saharawi, e Enric Gonyalons, dell’organizzazione spagnola Mundobat)  sono stati rapiti da uomini armati, arrivati a bordo di diversi pick-up. Originaria della provincia di Oristano, Rossella Urru, 29 anni, e’ rappresentante della ONG Comitato Italiano Sviluppo dei Popoli (Cisp) e lavora da due anni nel campo profughi Saharawi di Rabuni, nel sud ovest dell’Algeria,  coordinando  un progetto finanziato dalla Comunità europea.
Rossella si occupava di rifornimenti alimentari, predisponeva la distribuzione con particolare riguardo alle necessità di donne e bambini. Rossella  Urru  e’ laureata in Cooperazione Internazionale presso la  facoltà di Conservazione dei Beni Culturali di Ravenna,  proprio con una tesi sul popolo Saharawi.
Dalla notte del sequestro non si hanno avuto notizie di Rossella Urru fino al mese di dicembre quando un gruppo dissidente dell’Aqmi (Jamat Tawhid Wal Jihad Fi Garbi Afriqqiya ) ha rivendicato il rapimento. Ancora ostaggi.
Grazie a rapporti personali col popolo tuareg da parte del consigliere regionale Claudia Zuncheddu, sappiamo che Rossella è viva e che si  trova in un territorio desertico quasi inaccessibile, crocevia di interessi contrastanti fra governi e movimenti, dove ovviamente assume rilevante importanza l’intreccio delle funzione di mediazione di soggetti diversi. I sequestratori mirano ad un riscatto per acquistare armi necessarie alla loro lotta per l’indipendenza. Il governo algerino, che conosce il territorio desertico a palmi, tuttavia non e’ favorevole alla mediazione con riscatto visto che sarebbe il destinatario di una insurrezione armata da parte del fronte del Polisario armato. In aggiunta il governo francese, spinto da mire neocolonialiste, e’ fortemente interessato alla liberazione forzata dei ragazzi sequestrati, mettendo così a rischio la loro incolumità.
Sono passati 117 giorni dal suo sequestro e rivendichiamo la sua liberazione, il silenzio che la circonda e’ assordante.
Lasciamo ai servizi ed alle ambasciate rispettivi ruoli e rispettiamo il desiderio dei familiari di mantenere basso il profilo sulle trattative tuttavia dobbiamo fare in modo che si parli di questo sequestro per  spingere le nostre amministrazioni, i nostri governi e quanti piu’ Stati possibile ad intraprendere azioni diplomatiche per la liberazione di Rossella.
Forse i suoi sequestratori fanno paura ai diplomatici.
Forse il sequestro e’ capitato in un momento storico in cui tutte le attenzioni dei governi sono rivolte allo spread, ai bund, alle borse, ai mercati ed alle finanze.
Forse e’ capitato proprio quando in Italia si e’ verificato un cambio traumatico di governo e si affronta una crisi economica gravissima.
Ma non si puo’ perdere altro tempo e tutti noi dobbiamo chiedere a gran voce che le autorità competenti rivolgano la massima attenzione al problema della liberazione di Rossella.
Il nostro appello e’ rivolto alle organizzazioni, alle ambasciate, ai mediatori, ai servizi ed ai governi, centrale e regionale, perchè utilizzino tutti i mezzi e tutte le strategie possibili per riportare Rossella a casa quanto prima.
Il fratello di Rossella dice : “le parole cedono di fronte a tanto assurdo, si sgonfiano e sembrano afone . Eppure, in questa vibrante impotenza in cui ci troviamo, sono quel poco che ci è concesso, un nonnulla che tenta di colmare un abisso e una distanza insospettati; che riescono appena a tenerci in piedi, a farci avanzare”.
Parliamo di Rossella fino a diventare afoni anche noi, parliamo di lei e di questo popolo abbandonato nel mondo che lei ha voluto aiutare nonostante i troppi rischi.

* DonneViola

Per informazioni piu’ dettagliate e per le testimonianze di alcuni eventi per la liberazione di Rossella  rimandiamo ai  link di articoli pubblicati nel blog “DonneViola”.

http://donneviola.wordpress.com/2011/12/13/liberate-rossella-urru/
http://donneviola.wordpress.com/2012/02/01/per-fare-rete/
http://donneviola.wordpress.com/2012/01/31/violeta-martin-pedregal-per-rossella-urru-ainhoa-fernandez-de-rincan-e-enric-gonyalons/
http://donneviola.wordpress.com/2012/01/24/vespagiro-per-rossella-urru/

I familiari hanno aperto un blog per raccogliere lettere, documenti, testimonianze o articoli di stampa per mantenere viva l’attenzione sul sequestro:
www.rossellaurru.it.


Queste le due pagine facebook  dedicate alla richiesta di liberazione di Rossella:
https://www.facebook.com/groups/rossellalibera/
https://www.facebook.com/pages/Vogliamo-Rossella-Urru-e-i-colleghi-Spagnoli-liberi-sani-e-salvi/239516446106962

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Altre iniziative e notizie che ho trovato:

29 Febbraio Blogging Dayhttp://sabrinaancarola.blogspot.com/2012/02/appello-tutti-i-blogger.html?spref=fb

Chiediamo ai comuni italiani di appendere uno striscione entro l’8 Marzo: http://www.progettieducativi.com/rossella-cosa-fare

Spazio del Tg3 dedicato a Rossella: http://www.rai.it/dl/tg3/focus/articoli/ContentItem-bce7206e-8c1a-414b-9a5e-84782cfe32c1.html

Iniziative in Rete: http://www.tg3.rai.it/dl/tg3/articoli/ContentItem-1d515e01-f0fb-42db-8914-25898c0c002a.html

Articolo di Marcello Fois: http://www.rossellaurru.it/article-articolo-di-marcello-fois-sardegna24-27-dicembre-2011-95836080.html#fromTwitter

Appello di Geppi Cucciari a Sanremo 2012: http://www.rai.it/dl/tg3/articoli/ContentItem-4e772c6d-9098-4a66-87f5-027ce3ffd9bb.html

Appello del Popolo Viola: http://violapost.wordpress.com/2012/02/17/siamo-tutti-rossella-urru-diffondete-importante/

Digressione

Cristiani di Allah – Massimo Carlotto

Mi svegliai un attimo prima che il servo bussasse discretamente alla porta della camera. Il sonno era diventato leggero come una piuma in quelle notti di attesa. Con delicatezza aprii la mano per liberare quella di Othmane che spalancò gli occhi allarmato. Gli accarezzai la barba sotto il mento con un gesto rassicurante e lui sbuffò prima di girarsi su un fianco e continuare a dormire

Questo è, Cristiani di Allah, una storia d’amore, colorata di noir.
Ambientata ad Algeri nel 1541 il romanzo racconta il mondo corsaro ed in particolare lo scontro fra quelli cristiani da una parte e quelli musulmani dall’altra.

Non era solo la fame a spingerli, ma il fatto che ad Algeri, a Chercell, a Tunisi e in ogni altra città corsare il destino non era deciso dalla nascita ma dalla fortuna, dal coraggio e dal valore di ognuno.

Lo scontro corsaro è ovviamente solo un pretesto per raccontare la civiltà dell’epoca, i conflitti religiosi (così attuali) e quelli culturali… poi c’è l’amore, la religione e gli intrighi di potere.
La città di Algeri, animata e coloratissima, si prepara a respingere l’attacco del potente Carlo V, -simbolo della cristianità- che vorrebbe prevalere una volta per tutte sul mondo islamico.
Qui si snoda la storia d’amore, delicatamente tratteggiata, tra i due protagonisti.

Lui tedesco, io albanese. Era bastato uno sguardo per capire che a entrambi piacevano gli uomini, ma c’era voluto un intero lungo mese per conoscerci fidarci e avvicinare le nostre bocche per il primo timido bacio. Il nostro amore era troppo amore per passare inosservato alle donne che a centinaia seguivano le truppe, eccitate dagli eccessi della guerra e dal rigore delle parole di Lutero, e saremmo finiti ai ceppi, trafitti dalle picche secondo l’uso del reggimento se non fossimo riusciti a fuggire. Ovvero due mercenari sodomiti erano destinati solo alla morte. […] Amavo Othmane più della mia stessa vita. Se non lo avessi incontrato sarei rimasto tra i lanzichenecchi, un burattino feroce senza dignità. Sarà proprio l’amore per il germanico a condurre la sua vita e l’intera storia.

Quello che più mi ha colpito in questo romanzo è stata proprio il garbo con il quale è descritto questo sentimento.

Ero tentato di chiedergli del turco con cui aveva amoreggiato al bagno, ma tenni a freno la lingua. Era il momento di usarla per le magie dell’amore, non per soddisfare stupide curiosità.

A questa delicatezza si contrappone la forza e la sconsideratezza dei gesti che in suo nome vengono compiuti.

Si era perso in un labirinto di sentimenti e passioni e ora, sempre più confuso non riusciva a orientarsi.

Accanto alle figure dei due protagonisti emergono quelle del reggente di Algeri:

Il Barbarossa aveva scelto l’uomo giusto per la reggenza di Algeri. Quel pastorello sardo rapito durante una scorreria e cresciuto all’ombra del suo padrone, che lo aveva castrato affinché il suo unico scopo nella vita fosse servirlo, era diventato degno del titolo di beylerbey.

Lo affiancano i Giannizzeri sua guardia personale:

erano intoccabili, noti per la loro crudeltà ed assenza di scrupoli. […] agivano alla luce del sole solo in battaglia, altrimenti erano infidi e contorti.

Ricordo poi la figura infida del proprietario della locanda, quella del fedele Ahmed loro servo, di Lucia la straziante cantante veneziana, del medico cerusico Pedro de Choya, quella della futura sposa morta per essere stata ingozzata con polpette di pasta intrise di olio perché le donne in Turchia piacciono

ricoperte di quel bel grasso tremolante che rende bella ogni donna.

Tutti loro insieme alle descrizioni degli arrembaggi, degli xabequeros, delle taverne e della vita del tempo contribuiscono a tratteggiare finemente un’epoca che sebbene sia temporalmente lontana da noi ma non è poi così diversa .
Alla fine Redouane inseguendo il sogno d’amore e di libertà si ritrova imbarcato verso il Nuovo Mondo:

Mi sentii perduto e maledissi il germanico che mi aveva rovinato l’esistenza per la temerarietà di voler assaggiare a tutti i costi un frutto proibito. […] Ogni tanto accarezzo l’elsa della katzbalger, la corta spada appartenuta ad Othmane […] quando sbarcherò mi arrampicherò sulla vetta di una collina, la pianterò a fondo nella terra e potrò finalmente dirgli addio. E poi mi allontanerò senza guardarmi indietro.

Digressione

Guardami negli occhi

Entrai in agenzia insieme a mia sorella, in tarda mattinata.
C’erano un po’ di persone in attesa così ci accomodammo su dei divanetti rossi.
Arrivato il nostro turno ci avvicinammo allo sportello dove un’impiegata di circa venticinque anni era impegnata in una conversazione telefonica.

– Si va bene, dai ci sentiamo dopo.

La giovane riattacca e solleva lo sguardo su di noi per un attimo, prima che un palmare all’ultimo grido inizi a suonare rumorosamente infastidendola.
Ci guarda e continua a stringerlo tra le mani, noi non capiamo se cerca di farlo smettere… Lei vedendo i nostri sguardi perplessi dice: scusate è che ieri mi è caduto nel cesso e ora non vuole fermarsi!

Bonjour finesse! Penso, sebbene io stessa non sia certo figlia della regina Elisabetta.

Alla fine la ragazza si decide a rispondere.

– Ciao Ste’, ah alla fine sei andata, e quindi? Dai racconta…

Nel frattempo alza di nuovo lo sguardo su di noi e fa’ cenno a mia sorella di darle la carta di identità dove ci sono i dati dei quali ha bisogno, io la guarda basita.
Non ci ha rivolto una parola, (se si esclude la frase sul cesso) tantomeno un saluto.

Mentre continua ad ascoltare l’amica all’altro capo del telefono, prende il documento che mia sorella le porge ed inzia a scrivere i dati su un foglio con una scrittura grassoccia, un po’ infantile… e intanto continua:

-Davvero? Non ci credo, stai scherzando…

Intanto squilla il telefono fisso, l’impiegata sbuffa rumorosamente, dice all’amica di aspettare in linea e risponde seccamente:

-Pronto?… Pronto, Prontooo?

Poi riattaca e risolleva la cornetta più volte ripetendo “prontoooo” infine la riappoggia e, rivolgendosi a noi ed all’amica in attesa dice: non era pronto nessuno! E sorride.

Simpatica… penso caustica.
Ritorna a parlare con l’amica:

-… E quindi avete deciso di partire? E dove andate?

Prima che Ste’ possa risponderle viene interrotta nuovamente dallo squillo del telefono fisso. Sbuffa ancora più sonoramente di prima (se mai fosse possibile!) e risponde senza minimamente preoccuparsi della conversazione in corso.

La guardo: telefono all’orecchio sinistro e palmare in quello destro; questo si che si chiama multitasking!

-Pronto! Pronto!

Sta quasi urlando, l’interlocutore deve essere proprio sordo d’orecchi.

-Si, dica…

Rimane in ascolto qualche secondo poi stabilisce:

-Mi può richiamare tra un quarto d’ora? Si, un quarto d’ora.

Certo penso, ora sono troppo occupata a discutere con la mia amica sull’altra linea quindi è giusto che Lei (doveva essere una persona anziana) spenda altri soldi per richiamarmi quando io avrò finito con le mie cose.
E per essere certa di non essere distrubata ancora nell’esercizio del suo “lavoro”, stacca il telefono fisso e continua la sua conversazione al cellulare.
– Quindi, dai raccontami… ah, e cosa le avete regalato? No, no… io sono andata in quel negozio bellissimo, tutta roba firmata, le ho preso un vestito troppo “elegant”, con lo scollo sulla schiena e le frange, sai stile anni 20, e pensa… al 50% di sconto!

E’ proprio fiera e orgogliosa mentre lo dice.

A quel punto le dico a voce alta:

-Davvero? E dov’è esattamente questo negozio? Mi sembra un’ottima idea per mia sorella!

La ragazza alza lo sguardo, mi guarda prima sopresa e poi seccata.

-E quindi?

Con tono arrogante.

-Quindi niente, ho pensato che visto che parla delle sue cose private in un luogo pubblico, davanti a tutti, non c’è niente di male se ascolto la sua conversazione!

-Non penso proprio!

Ora è arrabbiata.

-Allora forse preferisce che la insulti e poi le spacchi la faccia per farle capire che lei è qui per lavorare e non per farsi i cazzi suoi al telefono?

Ritorno bruscamente con i piedi per terra, guardo mia sorella negli occhi con uno sguardo assassino.
Lei fa’ cenno di no con la testa.
La ragazza davanti a noi ha finalmente finito la sua conversazione telefonica e le sta chiedendo:

– Allora quando vuole partire esattamente?
– Il 23 risponde lei, gentile.

E io invece penso a quanto mi sarebbe davvero piaciuto vedere la faccia di quella cafona maleducata mentre le dicevo realmente tutto quello che avevo pensato fino a quel momento, ma alla fine, mi sono detta che certa gente veramente non merita niente, neanche la tua rabbia.

Digressione

N.d.A.

Questo blog non è una testata giornalistica e viene aggiornato quando posso; è frutto esclusivo della mia Immaginazione per cui nomi, personaggi luoghi e avvenimenti sono fittizi o usati in modo fittizio.

Se volete citarne i testi, vi chiedo di aggiungere il nome dell’autore o il link al sito; io faccio lo stesso.

Le immagini usate provengono principalmente dal web pertanto laddove violassi qualche diritto d'autore scrivetemi pure nei commenti e risolveremo la cosa.

Buona Lettura!

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