Alla corte dell’apparenza

Esci di casa in tarda mattinata perché vorresti guidare con calma e fermarti a mangiare qualcosa lungo il tragitto.

Dopo aver perso tempo a decidere che il nero è il colore migliore da indossare perché “smagrisce” ti porti dietro l’intero guardaroba, mancano solo le scarpe che passerai a prendere da Francesca strada facendo.

Vuoi essere perfetta (per quanto te lo consentano i tuoi settantachiliperunmetroesessantacinque scarso) è la festa della tua migliore amica, perciò meglio avere tutti i vestiti dietro piuttosto che doverti poi maledire per non aver portato questo o quello. Per il viaggio decidi di indossare un’ampia camicia nera e la abbini ad un paio di pantaloni bianchi di lino.

Nonostante l’indecisione riesci a partire in largo anticipo così da poter godere il sapore di quelle ore di viaggio in totale solitudine.

Peccato che nel bel mezzo dei tuoi pensieri irrompa lo squillo del telefono: è Sara, ti dice che devi essere da lei per le quattro del pomeriggio, perché ha deciso di cominciare la festa con l’aperitivo in spiaggia.

L’angoscia lentamente prende il sopravvento su di te: non hai nessuna voglia di essere sottoposta alla scansione ai raggi x delle sue amichegrissino sotto il sole cocente del pomeriggio, al diavolo l’aperitivo!

A questo punto i cricetini nel tuo cervello stanno urlando come impazziti: e ora come la mettiamo? Visto che ti ritieni una donna di 30 anni intelligente, carina e brillante (anche se un po’ in sovrappeso) decidi che all’arrivo ti inventerai qualcosa e, in ogni caso sarai all’altezza della situazione, bisogna pensarla così e che cavolo!

Come da programma la prima tappa è da Francesca, la tua ex coinquilina, che ti aiuta a cercare un pareo ed un paio di scarpe tra gli scatoloni che hai lasciato da lei mesi fa. Dopo vari tentativi la scelta ricade su un paio nere chiuse (stile Mary Poppins) e su dei sandali abbastanza fuori moda… senti goccioline di sudore freddo che ti rigano le tempie.

I criceti nel frattempo discutono animatamente e ti danno dell’idiota.

Ci sono delle giornate nelle quali capita che qualunque cosa si scelga di indossare pare stia da cani, per cui prevale sulla disperazione il motto: uno vale l’altro.

Saluti Francesca e riparti. Un’oretta dopo, decidi che è una buona idea fermarti ed ingolfare i criceti e te stessa ingurgitando -senza quasi masticare- otto deliziose polpette al sugo e qualche pomodoro. Ora sei in ritardo ma ne è valsa la pena visto che hai mangiato e trovato qualcosa da mettere anche se di certo non all’ultimo grido, diciamo che vedendoti qualche grido magari lo strapperai alle Missonoperfettacomepuoinotare, che sei certa ti stanno aspettando là tutte unte e dorate dal sole. Tu comunque non sei male, (i criceti annuiscono decisi) diciamo che puoi aspirare al titolo di Miss Botolino anche perché, a voler guardare un po’ più, come dire, in profondità, hai occhi blu profondi, uno sguardo malizioso ed attento, un bel sorriso (anche se non hai certo una dentatura da cavallo). Insomma, se dovessi darti un voto da uno a dieci… lasciamo stare, la matematica non è mai stata il tuo forte!

Arrivi nel bel mezzo di un pomeriggio assolato quando numerosi velisti stanno rientrando dai loro giri; i criceti tacciono, (forse fanno la siesta pomeridiana). Prima di scendere dalla macchina cerchi di capire dove andare: intorno a te vedi solo uomini scolpiti e lolite meravigliose che cinguettano con voci cristalline.

Inizi a sentirti un po’ a disagio, anche perché non vedi Sara da nessuna parte e ti chiedi quanto dovrai aspettare.

I criceti, abili nel cogliere i tuoi cambiamenti di umore, ti suggeriscono di concentrarti sui soggetti responsabili del tuo disagio immaginandoli mentre espletano le normali funzioni biologiche, mentre russano oppure si soffiano il naso, ed infine di notare come alcuni sembrino proprio aragoste bollite, un metodo infallibile!

Nonostante ciò, la cosa che più ti affligge, sono le altre rappresentanti del tuo sesso: stuoli di ninfeseminudemagrissimeche  splendono nei loro abiti colorati.

Ai loro piedi regna pressoché incontrastato l’infradito in tutte le sfumature e modelli possibili: casual, minimal, chic, e tu invece indossi scarpe chiuse decisamene invernali, una camicia nera ma in compenso hai azzeccato almeno il colore dei pantaloni!

Alla fine ti decidi a scendere dalla macchina e, come prima cosa, pensi che sia meglio fare scorta di liquidi perché sarebbe uno scippo autorizzato ordinare qualcosa da bere allo Yacht Club mentre aspetti la festeggiata.

Al momento fatidico di trarre piacere da quel liquido meraviglioso -da vera Misscoordinazione– riesci abilmente a rovesciartela sulla camicetta e sui pantaloni; bastava dirlo che volevi fare Missmagliettabagnataversioneover, pensi tra te e te. Dopo aver chiuso la bottiglia per evitare altri disastri, ti asciughi con un fazzoletto non facendo altro che peggiorare la situazione perché oltre all’acqua adesso sulla tua camicetta nera ci sono anche i pelucchi di quello stramaledetto.

I criceti inziano a borbottare animatamente ma li zittisci con un sorriso perché sai che “sei troppo tu” quando ti capitano queste cose. Loro però sono di tutt’altro avviso e ti sussurrano insistentemente di ispirarti a quelli intorno a te che sono giusti, belli e felici, come in un mitologico baccanale; tu invece ripeti a te stessa che non sono queste le cose che contano. Così, ostentando una sicurezza e nonchalance che non hai, (questo però gli altri non lo sanno) decidi di smetterla una volta per tutte con queste masturbazioni cerebrali.

I criceti ormai tacciono offesi, e tu finalmente puoi godere della vista del mare e del paesaggio che ti si para davanti. A quel punto come per magia, tutto il vociare intorno a te sembra lontanissimo e, mentre aspetti Sara sprofondata su comode poltrone bianche, ti senti finalmente bene.

Guardami negli occhi

Entrai in agenzia insieme a mia sorella, in tarda mattinata.
C’erano un po’ di persone in attesa così ci accomodammo su dei divanetti rossi.
Arrivato il nostro turno ci avvicinammo allo sportello dove un’impiegata di circa venticinque anni era impegnata in una conversazione telefonica.

– Si va bene, dai ci sentiamo dopo.

La giovane riattacca e solleva lo sguardo su di noi per un attimo, prima che un palmare all’ultimo grido inizi a suonare rumorosamente infastidendola.
Ci guarda e continua a stringerlo tra le mani, noi non capiamo se cerca di farlo smettere… Lei vedendo i nostri sguardi perplessi dice: scusate è che ieri mi è caduto nel cesso e ora non vuole fermarsi!

Bonjour finesse! Penso, sebbene io stessa non sia certo figlia della regina Elisabetta.

Alla fine la ragazza si decide a rispondere.

– Ciao Ste’, ah alla fine sei andata, e quindi? Dai racconta…

Nel frattempo alza di nuovo lo sguardo su di noi e fa’ cenno a mia sorella di darle la carta di identità dove ci sono i dati dei quali ha bisogno, io la guarda basita.
Non ci ha rivolto una parola, (se si esclude la frase sul cesso) tantomeno un saluto.

Mentre continua ad ascoltare l’amica all’altro capo del telefono, prende il documento che mia sorella le porge ed inzia a scrivere i dati su un foglio con una scrittura grassoccia, un po’ infantile… e intanto continua:

-Davvero? Non ci credo, stai scherzando…

Intanto squilla il telefono fisso, l’impiegata sbuffa rumorosamente, dice all’amica di aspettare in linea e risponde seccamente:

-Pronto?… Pronto, Prontooo?

Poi riattaca e risolleva la cornetta più volte ripetendo “prontoooo” infine la riappoggia e, rivolgendosi a noi ed all’amica in attesa dice: non era pronto nessuno! E sorride.

Simpatica… penso caustica.
Ritorna a parlare con l’amica:

-… E quindi avete deciso di partire? E dove andate?

Prima che Ste’ possa risponderle viene interrotta nuovamente dallo squillo del telefono fisso. Sbuffa ancora più sonoramente di prima (se mai fosse possibile!) e risponde senza minimamente preoccuparsi della conversazione in corso.

La guardo: telefono all’orecchio sinistro e palmare in quello destro; questo si che si chiama multitasking!

-Pronto! Pronto!

Sta quasi urlando, l’interlocutore deve essere proprio sordo d’orecchi.

-Si, dica…

Rimane in ascolto qualche secondo poi stabilisce:

-Mi può richiamare tra un quarto d’ora? Si, un quarto d’ora.

Certo penso, ora sono troppo occupata a discutere con la mia amica sull’altra linea quindi è giusto che Lei (doveva essere una persona anziana) spenda altri soldi per richiamarmi quando io avrò finito con le mie cose.
E per essere certa di non essere distrubata ancora nell’esercizio del suo “lavoro”, stacca il telefono fisso e continua la sua conversazione al cellulare.
– Quindi, dai raccontami… ah, e cosa le avete regalato? No, no… io sono andata in quel negozio bellissimo, tutta roba firmata, le ho preso un vestito troppo “elegant”, con lo scollo sulla schiena e le frange, sai stile anni 20, e pensa… al 50% di sconto!

E’ proprio fiera e orgogliosa mentre lo dice.

A quel punto le dico a voce alta:

-Davvero? E dov’è esattamente questo negozio? Mi sembra un’ottima idea per mia sorella!

La ragazza alza lo sguardo, mi guarda prima sopresa e poi seccata.

-E quindi?

Con tono arrogante.

-Quindi niente, ho pensato che visto che parla delle sue cose private in un luogo pubblico, davanti a tutti, non c’è niente di male se ascolto la sua conversazione!

-Non penso proprio!

Ora è arrabbiata.

-Allora forse preferisce che la insulti e poi le spacchi la faccia per farle capire che lei è qui per lavorare e non per farsi i cazzi suoi al telefono?

Ritorno bruscamente con i piedi per terra, guardo mia sorella negli occhi con uno sguardo assassino.
Lei fa’ cenno di no con la testa.
La ragazza davanti a noi ha finalmente finito la sua conversazione telefonica e le sta chiedendo:

– Allora quando vuole partire esattamente?
– Il 23 risponde lei, gentile.

E io invece penso a quanto mi sarebbe davvero piaciuto vedere la faccia di quella cafona maleducata mentre le dicevo realmente tutto quello che avevo pensato fino a quel momento, ma alla fine, mi sono detta che certa gente veramente non merita niente, neanche la tua rabbia.

Digressione

Piccoli momenti di ebbrezza quotidiana

Sei sul divano, mezza addormentata e pensi che non hai voglia di alzarti, di lavarti i denti, di fare la pipì ed infine trascinarti verso il letto.

L’unica cosa che vorresti è essere teletrasportata là; trovarlo già in temperatura (preriscaldato come un forno insomma) avvolgerti nel tuo fantastico piumino in morbida piuma d’oca – che ritieni sia comunque stato inventato troppo tardi per salvare l’umanità- e continuare con ciò che stavi sognando mentre un rivolino di saliva colava indisturbato sulla tua guancia.

Un’unica idea ti consola: il bidet

Perché dopo la pipì c’è lui che ti aspetta: il tuo fantastico Chilly che renderà la tua marmotta fresca come se fosse una caverna profonda, regalandoti una sensazione che è fantastica d’estate, da brivido d’inverno ma alla quale proprio non puoi rinunciare.

A questo punto ti viene in mente lo spot di non sai bene quale caramella, nel quale una lei alitando su di un lui gli sussurra stordendolo: “catch me” e pensi che si adatterebbe bene anche alle tue parti intime che ormai respirano vivo in una sinfonia al mentolo irresistibile!

Beh che dire, l’idea è tale da farti risollevare dal divano in una improvvisa resurrezione dei sensi e, con un sorriso che pregusta l’attesa, farti avviare tutta felice verso il bagno.

Meno male che Chilly c’è!

N.d.A.

Questo blog non è una testata giornalistica e viene aggiornato quando posso; è frutto esclusivo della mia Immaginazione per cui nomi, personaggi luoghi e avvenimenti sono fittizi o usati in modo fittizio.

Se volete citarne i testi, vi chiedo di aggiungere il nome dell’autore o il link al sito; io faccio lo stesso.

Le immagini usate provengono principalmente dal web pertanto laddove violassi qualche diritto d'autore scrivetemi pure nei commenti e risolveremo la cosa.

Buona Lettura!

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: