Invisible Children & Kony 2012 Campain

  1. Tutto è cominciato così: mi hanno mandato questo video, non avevo la più pallida idea di cosa fosse così, prima di iniziare a vederlo ho letto la descrizione.


    “KONY 2012 is a film and campaign by Invisible Children that aims to make Joseph Kony famous, not to celebrate him, but to raise support for his arrest and set a precedent for international justice. “

    Che traducendolo in Italiano suona così:
    “Kony 2012 è un film ed una campagna di Invisible Children che vuole rendere Joseph Kony famoso, non per celebrarlo, ma per “sollevare” il supporto per il suo arresto e creare un precedente per la giustizia internazionale”.
    La domanda successiva è stata: chi è questo Joseph Kony? A questo punto ho iniziato a guardare il film.

  2. Alla fine del film una serie di emozioni: sconcerto, commozione, sorpresa, dolore ed infine entusiasmo… proprio così: senso di partecipazione per una causa lontana, in un paese di cui non so nulla, un’azione in nome di qualcosa che mi pareva imprescindibile. A questo punto sono andata sul sito della campagna Cover the night – 20 th April Kony 2012 per pianificare la mia azione, e dare il mio contributo. 

    Il passo successivo è stato la condivisione di tutto ciò con i miei contatti Fb, cercavo una squadra di persone che mi appoggiasse e contribuisse all’azione. Ed è stato proprio uno dei miei contatti a mettermi in allarme: “attenta, tempo fa avevano parlato della storia dei bambini soldato ed era nata una polemica”. 
    Non può essere una bufala dico io, tutto troppo ben fatto ma nel dubbio mi sono attivata in rete e questo è quello che ho trovato:
  3. Dalla lettura degli articoli italiani e del video di risposta mi sembra di capire che le critiche mosse alla Ong si possano riassumere in:

     – i milioni di euro raccolti vengono spesi per la realizzazione dei video e per attività che non riguardano la beneficenza in senso stretto

    – Invisible children (da qui in poi IC) supporta il governo del presidente Museveni, al potere da oltre 25 anni, con un regime oppressivo da molti considerato dittatoriale.
    A questo punto leggo anche le repliche di IC e decido di approfondire le critiche che gli vengono mosse.
  4. Secondo questo Blogger il film si “risolve in un falso grossolano” perchè ”
    Kony si può definire come un signore della guerra africano sulla piazza da più di vent’anni” […] 
    a cui ” non corre dietro nessuno e che Invisible Children, che ha immediatamente ottenuto il sostegno di milioni di persone commosse e di celebrità che si sono messe in coda senza saperne nulla, usa il video anche per far pressione sull’amministrazione americana affinché non ritiri il centinaio di “consiglieri militari” che dovrebbero aiutare il regime ugandese a combattere Kony, che però in Uganda non c’è più da anni.”

    Non capisco bene il punto, il documentario è un falso perché in realtà quest’uomo è al potere da più di 20 anni e perché ora non è più in Uganda. Entrambe le questioni vengono però descritte nel documentario dove  il fatto che lui sia ancora al potere viene spiegato con la mancanza di interesse del resto del mondo (e gli Africani che fanno? Perché dobbiamo essere sempre “noi occidentali” a salvarli?); che sia scappato dall’Uganda è vero ma non significa che non stia continuando con i suoi misfatti come ben spiegato in questo articolo di un ex bimbo soldato (ora adulto) che però con crede che la via giusta sia quella militare.
  5. “Since 1989 the government of Uganda has consistently used military campaigns against Kony including major operations like Operation Iron Fist (2001) and Lightning Thunder (2008 – 2009). Operation Lightning Thunder was highly expected to end the war by either capturing Kony alive in his haven in the Congo or killing him. It was carried out by the armed forces of Uganda, the Democratic Republic of Congo, and South Sudan with technical support from the United States government — and still it failed. Instead of ending the war, Lightning Thunder spread the LRA’s atrocities to the Central African Republic as Kony relocated there. The only known result of a decade’s worth of military attacks on Kony is the dispersal of his forces into smaller groups, resulting in new atrocities on civilians including the 2004 Baralonyo attack in the Lira district of Uganda, the Kanga Pa-aculu attack in Pader district, and many others. It is also well known that a majority of the LRA’s soldiers are abducted children, and that he uses these abducted children as human a shields. As a result, any attack will be on the abducted children.”
    Questa testimonianza solleva un’altra questione: quella dell’Uganda che pare emergere dal documentario come un paese vittima che ha subito la situazione perché non aveva le forze per cambiarla. In questo senso ritengo sia molto interessante la risposta di rosebell83 una giornalista-blogger Ugandese: 
  6. Share
  7. Quello che emerge dal video i sostanza è la visione semplicistica fatta dal documentario da cui non emergono le realtà “underground” che stanno cercando di combattere la situazione dall’interno, come se l’Africa ogni volta aspettasse l’uomo bianco per essere salvata. Va bene attirare l’attenzione ma ergersi a unico salvatore contro il nemico nero è fuori luogo. Concetto ripreso anche nell’articolo qui in basso:
  8. Altre reazioni ugandesi che colgono nel segno sono qui:
  9. Emergono poi temi come quello del nuovo colonialismo:  “…The way the campaign is presented–led by a white man’s voice, with groups of predominantly white American activists juxtaposed with survivors/victims who are African–paints a picture of neo-colonialism” .
  10. Viene inoltre ripresa la critica sul fatto che, nel documentario, venga del tutto ignorato il tema di quello che fanno le popolazioni locali:

    “Invisible Children asked viewers to seek the engagement of American policymakers and celebrities, but – and this is a major red flag – it didn’t introduce them to the many Northern Ugandans already doing fantastic work both in their local communities and in the diaspora. It didn’t ask its viewers to seek diplomatic pressure on President Museveni’s administration.” 
    Musa Okwongo per The Independent

    Ci pensa però il blogger Grant Oyston di Visible Children a pubblicare una lista di organizzazioni che operano nell’Africa centrale in alternativa a IC
  11. Lo stesso blogger continua con i dubbi già espressi in merito a bilanci e azioni effettive a sostegno delle popolazioni ugandesi. 
  12. Associated Press sullo stesso tema scrive: “Invisible Children posted rebuttals to the criticism on its website, saying that it has spent about 80 percent of its funds on programs that further its mission, about 16 percent on administration and management, and about 3 percent on fundraising. The group said its accountability and transparency score is currently low because it has four independent voting members on its board of directors and not five, but that it is seeking to add a fifth.” 
  13. Il giornalista ugandese Angelo Izama scrive: “This is because these campaigns are disempowering of their own voices. After all the conflict and suffering is affecting them directly regardless of if they hit the re-tweet button or not. At the end of the day the Kony2012 campaign will not make Joseph Kony more famous but it will make Invisible Children famous. It will also make many, including P.Diddy, feel like they have contributed some good to his capture- assuming Kony is even alive. For many in the conflict prevention community including those who worry about the militarization of it in Central Africa this campaign is just another nightmare that will end soon. Hopefully.”  
  14. Maria Burnett, senior researcher presso lo Human Rights Watch, Africa Division, ha dichiarato: “The US, as far as we know, is trying to advise on how to apprehend, or remove from the battlefield, Kony and his leadership, I have some concerns about what the US longer term plans are and what kind of exit strategy they may or may not have, but working to apprehend LRA leaders and protect civilians is crucial.”
  15. Per quanto riguarda l’altra critica circa l’appoggio di IC al governo dittatoriale Ugandese su questo blog si legge: “Il gruppo di Kony è sulla lista dei terroristi internazionali dal 2001 e sono vent’anni che prospera razziando villaggi e sequestrando bambini che usa a volte come combattenti, ma più spesso come schiavi di un gruppo di fanatici che compiono massacri ed eccidi in nome di Dio. Si poteva far fuori da tempo, ma evidentemente la sua presenza era tanto utile alla propaganda a protezione del regime ugandese, che anche ora che Koni non c’è più, il suo nome e le sue gesta vengono evocate perché gli Stati Uniti continuino a fornire assistenza militare e copertura diplomatica a uno dei peggiori regimi africani o ai suoi vicini, come nel caso del Congo che, investito dalle razzie della banda, ha subito ricevuto offerte per lo stesso genere d’assistenza.”


    E sempre Grant Oyston su Visible children scrive:
  16. A queste affermazioni IC risponde sulla sua pagina così: 

    “We do not defend any of the human rights abuses perpetrated by the Ugandan government or the Ugandan army (UPDF). None of the money donated through Invisible Children ever goes to the government of Uganda. Yet the only feasible and proper way to stop Kony and protect the civilians he targets is to coordinate efforts with regional governments. “

    “Invisible Children’s mission is to stop Joseph Kony and the LRA wherever they are and help rehabilitate LRA-affected communities. The Ugandan government’s army, the UPDF, is more organized and better equipped than that of any of the other affected countries (DRC, South Sudan, CAR) to track down Joseph Kony. Part of the US strategy to stop Kony is to encourage cooperation between the governments and armies of the 4 LRA-affected countries. “
  17. Siamo arrivati al punto delle conclusioni.

    In realtà la questione è complessa, anche perché quello che ho postato è ovviamente una selezione di quello che ho trovato e letto. Di fronte a questa vicenda che mi aveva così entusiasmato, mi sono sentita in dovere di approfondire per capire realmente almeno i tratti principali della vicenda.
    Adesso ho un’idea abbastanza articolata di quello che è accaduto, e ancora accade in Uganda.
    Vorrei chiudere con una riflessione su una considerazione di Grant Oyston su Visible children.

  18. Secondo lui il messaggio che si trae dal documentario è “Anybody can change the world, and it’s easy”.

    Grant afferma che ciò è scorretto, bisognerebbe piuttosto dire che “Anybody can change the world, but it’s difficult. And you should do it anyway.” 

    Io ho un’altra versione invece “Anybody can change the world but we must work together”.
    Penso che sia questo il messaggio del documentario.
    E’ vero che è semplicistico, occidental-centrico e non da il giusto spazio ai veri protagonisti della storia; ma è riuscito ad essere visto da 7 milioni di individui nel mondo che hanno già fatto, e spero faranno ancora qualcosa, per far conoscere questa storia a sempre più persone possibile. 
    IC vuole fermare l’orrore in Uganda e per farlo ha scelto di far leva sulle emozioni. 
    Ha usato una lettura al contrario del concetto di fama. 
    Cosa comporta essere famosi? Essere sotto l’occhio di tutti ed essere giudicati.
    E’ stata questa lettura originale che mi ha spinto a vedere questo documentario oggi e l’aver fatto leva su emozioni positive quali condivisione, sogni, azione e cambiamento mi ha spinto a guardarlo fino alla fine. 
    E’ diverso, diverso dalle solite (passatemi il termine) lagne sul continente africano, la fame e le sue stragi. Con tutti i limiti del punto di vista di un regista occidentale che vuol sempre (o fa’ finta di) voler salvare il mondo.
    In questo caso sono convinta che valga il detto per il quale nel bene o nel male l’importante è che se ne parli. E poi, come avete potuto leggere, tante persone di nazionalità ed estrazione diversa, hanno contribuito a porre i giusti accenti sui temi più controversi, e sulle incongruenze svegliandoci dal torpore dell’ignoranza sulla vicenda.
    Ritengo che l’obiettivo primario di Jason Russell fosse la condivisone e la consapevolezza riguardo alla situazione in Uganda. Una consapevolezza tanto intensa da costringere lo spettatore all’azione; per fare questo si è mosso secondo le nuove regole di questa era social e ha colto nel segno.

A Rossella

Oggi compi 30 anni.

Lontana da casa e da coloro che ami di più, in nome di un sogno, di una passione che hai voluto portare avanti con decisione tanto da scegliere di partire come volontaria in uno dei tanti luoghi del mondo dimenticati o sconosciuti ai più, me compresa.

Ho cercato di immaginare che cosa fai in queste ore, come trascorri il tempo prigioniera di persone che non sanno niente di te, tranne forse che sei italiana e che per questo potrebbero ottenere qualcosa in cambio.

 Lo sai, sei diventata famosa tuo malgrado, striscioni con il tuo nome sono appesi in moltissime città italiane e tutti chiedono la stessa cosa: ROSSELLA LIBERA

Mi piace pensare che questo calore ti arrivi anche là e che in qualche modo allenti la tua paura, il tuo dolore e la tua solitudine.

 I compleanni, nonostante i festeggiamenti, sono giorni velati di malinconia. Giorni nei quali si sente ancora di più l’incertezza del futuro. Forse ricorderai i compleanni passati, quelli in famiglia, quelli con gli amici e ripercorrerai come in un sogno le tappe più importanti della tua vita. Probabilmente piangerai per la mancanza, per la nostalgia di casa e dei tuoi affetti e soprattutto per la paura di perdere tutto questo. Forse lo hai già fatto, ogni giorno da quando sei stata rapita.

 Quello che stai passando potrebbe toglierti la capacità di sognare, di sperare in un futuro migliore per cui lottare.

Non permetterlo. Resisti. Non perdere te stessa.

Chiudi gli occhi, esprimi un desiderio.

Noi ti aspettiamo.

© Gigi Cabiddu Brau

Desiderio

Prigioniera in una stanza buia

vago con la mente verso lidi lontani.

Odoro i profumi della mia terra

severa e generosa

che mi ha visto nascere, crescere ed andare via.

In cerca di un futuro diverso

per me, per i dimenticati, per gli ultimi di questa terra.

Questo penso ogni giorno,

alle scelte fatte, al dolore per la mancanza

ed alla grande passione che mi ha fatto andare avanti

fino ad oggi.

Domani vorrei continuare

a sognare

a combattere

ad amare

ad essere figlia, amica, sorella,

magari madre.

Domani vorrei essere libera

(Ti Pi)

Alla corte dell’apparenza

Esci di casa in tarda mattinata perché vorresti guidare con calma e fermarti a mangiare qualcosa lungo il tragitto.

Dopo aver perso tempo a decidere che il nero è il colore migliore da indossare perché “smagrisce” ti porti dietro l’intero guardaroba, mancano solo le scarpe che passerai a prendere da Francesca strada facendo.

Vuoi essere perfetta (per quanto te lo consentano i tuoi settantachiliperunmetroesessantacinque scarso) è la festa della tua migliore amica, perciò meglio avere tutti i vestiti dietro piuttosto che doverti poi maledire per non aver portato questo o quello. Per il viaggio decidi di indossare un’ampia camicia nera e la abbini ad un paio di pantaloni bianchi di lino.

Nonostante l’indecisione riesci a partire in largo anticipo così da poter godere il sapore di quelle ore di viaggio in totale solitudine.

Peccato che nel bel mezzo dei tuoi pensieri irrompa lo squillo del telefono: è Sara, ti dice che devi essere da lei per le quattro del pomeriggio, perché ha deciso di cominciare la festa con l’aperitivo in spiaggia.

L’angoscia lentamente prende il sopravvento su di te: non hai nessuna voglia di essere sottoposta alla scansione ai raggi x delle sue amichegrissino sotto il sole cocente del pomeriggio, al diavolo l’aperitivo!

A questo punto i cricetini nel tuo cervello stanno urlando come impazziti: e ora come la mettiamo? Visto che ti ritieni una donna di 30 anni intelligente, carina e brillante (anche se un po’ in sovrappeso) decidi che all’arrivo ti inventerai qualcosa e, in ogni caso sarai all’altezza della situazione, bisogna pensarla così e che cavolo!

Come da programma la prima tappa è da Francesca, la tua ex coinquilina, che ti aiuta a cercare un pareo ed un paio di scarpe tra gli scatoloni che hai lasciato da lei mesi fa. Dopo vari tentativi la scelta ricade su un paio nere chiuse (stile Mary Poppins) e su dei sandali abbastanza fuori moda… senti goccioline di sudore freddo che ti rigano le tempie.

I criceti nel frattempo discutono animatamente e ti danno dell’idiota.

Ci sono delle giornate nelle quali capita che qualunque cosa si scelga di indossare pare stia da cani, per cui prevale sulla disperazione il motto: uno vale l’altro.

Saluti Francesca e riparti. Un’oretta dopo, decidi che è una buona idea fermarti ed ingolfare i criceti e te stessa ingurgitando -senza quasi masticare- otto deliziose polpette al sugo e qualche pomodoro. Ora sei in ritardo ma ne è valsa la pena visto che hai mangiato e trovato qualcosa da mettere anche se di certo non all’ultimo grido, diciamo che vedendoti qualche grido magari lo strapperai alle Missonoperfettacomepuoinotare, che sei certa ti stanno aspettando là tutte unte e dorate dal sole. Tu comunque non sei male, (i criceti annuiscono decisi) diciamo che puoi aspirare al titolo di Miss Botolino anche perché, a voler guardare un po’ più, come dire, in profondità, hai occhi blu profondi, uno sguardo malizioso ed attento, un bel sorriso (anche se non hai certo una dentatura da cavallo). Insomma, se dovessi darti un voto da uno a dieci… lasciamo stare, la matematica non è mai stata il tuo forte!

Arrivi nel bel mezzo di un pomeriggio assolato quando numerosi velisti stanno rientrando dai loro giri; i criceti tacciono, (forse fanno la siesta pomeridiana). Prima di scendere dalla macchina cerchi di capire dove andare: intorno a te vedi solo uomini scolpiti e lolite meravigliose che cinguettano con voci cristalline.

Inizi a sentirti un po’ a disagio, anche perché non vedi Sara da nessuna parte e ti chiedi quanto dovrai aspettare.

I criceti, abili nel cogliere i tuoi cambiamenti di umore, ti suggeriscono di concentrarti sui soggetti responsabili del tuo disagio immaginandoli mentre espletano le normali funzioni biologiche, mentre russano oppure si soffiano il naso, ed infine di notare come alcuni sembrino proprio aragoste bollite, un metodo infallibile!

Nonostante ciò, la cosa che più ti affligge, sono le altre rappresentanti del tuo sesso: stuoli di ninfeseminudemagrissimeche  splendono nei loro abiti colorati.

Ai loro piedi regna pressoché incontrastato l’infradito in tutte le sfumature e modelli possibili: casual, minimal, chic, e tu invece indossi scarpe chiuse decisamene invernali, una camicia nera ma in compenso hai azzeccato almeno il colore dei pantaloni!

Alla fine ti decidi a scendere dalla macchina e, come prima cosa, pensi che sia meglio fare scorta di liquidi perché sarebbe uno scippo autorizzato ordinare qualcosa da bere allo Yacht Club mentre aspetti la festeggiata.

Al momento fatidico di trarre piacere da quel liquido meraviglioso -da vera Misscoordinazione– riesci abilmente a rovesciartela sulla camicetta e sui pantaloni; bastava dirlo che volevi fare Missmagliettabagnataversioneover, pensi tra te e te. Dopo aver chiuso la bottiglia per evitare altri disastri, ti asciughi con un fazzoletto non facendo altro che peggiorare la situazione perché oltre all’acqua adesso sulla tua camicetta nera ci sono anche i pelucchi di quello stramaledetto.

I criceti inziano a borbottare animatamente ma li zittisci con un sorriso perché sai che “sei troppo tu” quando ti capitano queste cose. Loro però sono di tutt’altro avviso e ti sussurrano insistentemente di ispirarti a quelli intorno a te che sono giusti, belli e felici, come in un mitologico baccanale; tu invece ripeti a te stessa che non sono queste le cose che contano. Così, ostentando una sicurezza e nonchalance che non hai, (questo però gli altri non lo sanno) decidi di smetterla una volta per tutte con queste masturbazioni cerebrali.

I criceti ormai tacciono offesi, e tu finalmente puoi godere della vista del mare e del paesaggio che ti si para davanti. A quel punto come per magia, tutto il vociare intorno a te sembra lontanissimo e, mentre aspetti Sara sprofondata su comode poltrone bianche, ti senti finalmente bene.

Twitter o Facebook? #1

Me l’ha detto l’uccellino” questo ho pensato tempo fa riguardo a Twitter.

Proprio così, un social media odierno per un uso antico quanto la storia dell’uomo: quello di parlare, spettegolare, chiacchierare.

Il mio primo cauto avvicinamento a Twitter, è stato mosso da curiosità verso uno strumento del quale si parlava, unita allo scetticismo che spesso accompagna qualcosa che non si comprende fino in fondo.

Ricordo ancora la mia reazione quando aprendo la homepage del profilo lessi: cosa stai facendo? Era l’invito a scrivere il mio primo tweet.

Fissavo perplessa la frase, e mi resi conto che non avevo nessuna voglia di condividere quello che stavo facendo con…. chi esattamente? Per caso l’intera popolazione dei twitternauti, che oggi pare sia arrivata a circa 200 milioni di utenti? Non ci pensavo proprio!

Anche l’interfaccia non mi sembrò troppo intuitiva, (e dire che non sono proprio una digiuna di web!

Non riuscivo a capire che contenuti erano quelli che apparivano nella mia home, cosa era l’hashtag#, chi dovevo seguire, insomma pensai di lasciar perdere.

Era però uno di quei momenti nel quale, non so se vi è mai capitato, ovunque leggessi si parlava di Twitter e delle sue grandi potenzialità ed io non riuscivo neanche a capire come funzionava; non potevo arrendermi!

Decisi quindi che, prima di scrivere fesserie, era il caso di capire il suo funzionamento ed il suo linguaggio (#, TT, RT FF ); e poi capire cosa c’era di speciale nel fatto di scrivere tutto quello che mi passava per la mente, per di più condensato in 140 caratteri.

Ho quindi trascorso un po’ di tempo ad osservare quello che si muoveva intorno a me, senza twittare, facendomi suggerire chi seguire e leggendo i trend topic (argomenti sui quali si scrive di più in quel momento, come ho poi scoperto).

Dopo un po’ la folgorante scoperta: era come stare in una piazza virtuale (o se preferite in un mercato cittadino) dove tutti chiacchieravano liberamente, di qualsiasi cosa.

E’ stato definito un flusso di coscienza: c’è chi ti informa su quello che sta mangiando, su dove sta andando, sulle temperature, sui blocchi stradali, su quello che sta per fare, sul suo umore, il tutto in tempo reale.

E’ ipnotizzante guardare i tweet che scorrono sulla tua homepage, sembra di essere seduti al bar ad origliare le conversazioni di chi ti sta intorno, spudoratamente, senza avvertire quel senso di vergogna sottile che di solito si prova nel sapere che non si dovrebbe fare.

E’ una sorta di voyeurismo autorizzato, consapevole, una masturbazione mentale collettiva.

Il top del divertimento l’ho però avuto quando, seduta davanti alla tv a seguire il festival di Sanremo, con un occhio guardavo frammenti di spettacolo e con l’altro seguivo i tweet dei commenti in diretta di coloro che esprimevano i loro giudizi, la maggior parte dei quali senza appello! Mi sono ritrovata a ridere sonoramente con la sensazione di essere circondata da amici con cui discutevo in diretta su ogni dettaglio della trasmissione.

L’hanno capito molto bene vari programmi televisivi che invitano gli utenti a twittare in diretta per poi leggere i pensieri più interessanti durante il programma. Servizio Pubblico, Ballarò e Piazza Pulita, dominano la scena twitteriana italiana nelle giornate di messa in onda.

E infatti l’informazione è un altro dei punti forti di questa piazza virtuale. Qui, chi è interessato, trova notizie essenziali e soprattutto puntuali, spesso più veloci delle note di agenzia!

Ci sono alcuni giornalisti talmente bravi da sintetizzare la notizia in maniera tale da evitare il taglio automatico del link e l’inquietante incertezza dei puntini di sospensione.

Ultimamente dunque mi sono resa conto di quanto sia interessante avere a disposizione questo non-luogo dove incontrare virtualmente persone, con le quali discutere -senza troppe remore- di argomenti comuni e volendo, nel più totale anonimato.

Esprimere la propria opinione ed essere ascoltati/seguiti da persone che non ti conoscono mette l’accento su quello che stai dicendo piuttosto che sul fatto di essere un tuo amico/a come invece accade per Facebook.

Altro punto a favore del cinguettio è la gestione della condivisione dei contenuti: qui non esistono i tag (e quindi le foto scomode postate da chi si fa pochi scrupoli nei tuoi confronti) sei tu a scegliere cosa mostrare.

In questo senso lo trovo un mezzo più rispettoso, una condivisione libera di pensieri e opinioni più che una finestra aperta sulla tua vita. A differenza invece di Facebook nel quale, a volte, si ha come la sensazione di limitare la visibilità da un lato per poi non controllarla davvero dall’altro, vista la mole di contenuti (testi, audio, video, applicazioni e giochi) che vengono immessi regolarmente.

L’uccellino blu mi piace invece per la sua immediatezza, per l’accento posto sui contenuti; inoltre la difficoltà di condensare pensieri interessanti in poche parole è una bella sfida!

I tweet postati devono infatti colpire se si vuole ottenere una qualche popolarità, e quindi un seguito, nel calderone della rete.

E’ chiaro che non tutto quello che circola è interessante o divertente ma, come scrive una twitternauta in un suo post “nel marasma di stupidaggini “twittate”, puoi percentualmente creare un parco di persone molto più intelligenti da seguire rispetto alla media dei tuoi conoscenti su facebook”.

Voi che ne pensate?


Digressione

8 Marzo

Durante l’adolescenza attendevamo con una certa aspettativa questa giornata come un’occasione codificata per trascorrere una serata con le amiche, quelle che vedevi solo a scuola perché magari non erano del tuo paese, e con cui avresti voluto passare più tempo insieme. Era infatti difficile che un genitore negasse l’uscita alla propria figlia proprio in quella occasione!

Nel corso degli anni ho iniziato a maturare un’avversione istintiva per questa ricorrenza, al di là del piacere effimero di ricevere quelle belle mimose colorate, (meglio se raccolte piuttosto che pagate a peso d’oro).

Così ho iniziato a considerarla sempre di più, oltre che un affare di business, una sorta di contentino, un mezzo per addolcirci, perpetrato e dall’universo maschile, e da noi stesse con questo voler festeggiare a tutti i costi sopra le righe scambiandoci auguri reciproci; ma auguri per cosa? Per il fatto di essere donne?

Ma perché devo festeggiare il mio essere donna, forse gli uomini lo fanno? Hanno una giornata a loro dedicata?

E perché provo una sensazione come di concessione fattaci?

Le concessioni normalmente arrivano da chi ti “autorizza” a fare qualcosa, quindi siamo state autorizzate a festeggiarci; forse è un promemoria affinché in questa giornata le donne vengano considerate in maniera diversa?

A questo proposito mi viene in mente che “Solo nel 2011, in base al monitoraggio fatto da E-Il mensile nell’osservatorio Casa dolce Casa, sono 97 le donne uccise da uomini che conoscevano, che hanno amato e di cui si fidavano. I dati pubblicati, in mancanza di ricerche ufficiali, sono estrapolati da notizie di stampa, e ogni settimana confermano la gravità di questa emergenza.”

Non intendo affermare che questa sia l’unica realtà ma mi chiedo perché il sesso a cui appartengo debba essere spesso considerato alla stregua di un oggetto da esibire, mutilare, o annientare.

Dicono che si celebra la giornata dedicata alla donna per ricordare al mondo ciò che abbiamo conquistato e ciò di cui siamo vittime; beh vorrei che, come per gli uomini, non ce ne fosse più bisogno, significherebbe che finalmente abbiamo ottenuto il rispetto che ci spetta, che ci è sempre spettato.



Digressione

#FreeRossella

by Bruno Olivieri

 Ci sono donne straordinarie che non fanno niente per essere notate
con grande cuore donano la propria vita agli altri. 
Manteniamo viva l’attenzione su Rossella Urru, 
i media non lo fanno, facciamolo noi.
(cit. dal blog di Sabina Ancarola)
La Storia*

Nella notte tra il 22 e il 23 ottobre Rossella Urru ed altri due cooperanti spagnoli (Ainhoa Fernandez de Rincon, dell’Associazione amici del popolo saharawi, e Enric Gonyalons, dell’organizzazione spagnola Mundobat)  sono stati rapiti da uomini armati, arrivati a bordo di diversi pick-up. Originaria della provincia di Oristano, Rossella Urru, 29 anni, e’ rappresentante della ONG Comitato Italiano Sviluppo dei Popoli (Cisp) e lavora da due anni nel campo profughi Saharawi di Rabuni, nel sud ovest dell’Algeria,  coordinando  un progetto finanziato dalla Comunità europea.
Rossella si occupava di rifornimenti alimentari, predisponeva la distribuzione con particolare riguardo alle necessità di donne e bambini. Rossella  Urru  e’ laureata in Cooperazione Internazionale presso la  facoltà di Conservazione dei Beni Culturali di Ravenna,  proprio con una tesi sul popolo Saharawi.
Dalla notte del sequestro non si hanno avuto notizie di Rossella Urru fino al mese di dicembre quando un gruppo dissidente dell’Aqmi (Jamat Tawhid Wal Jihad Fi Garbi Afriqqiya ) ha rivendicato il rapimento. Ancora ostaggi.
Grazie a rapporti personali col popolo tuareg da parte del consigliere regionale Claudia Zuncheddu, sappiamo che Rossella è viva e che si  trova in un territorio desertico quasi inaccessibile, crocevia di interessi contrastanti fra governi e movimenti, dove ovviamente assume rilevante importanza l’intreccio delle funzione di mediazione di soggetti diversi. I sequestratori mirano ad un riscatto per acquistare armi necessarie alla loro lotta per l’indipendenza. Il governo algerino, che conosce il territorio desertico a palmi, tuttavia non e’ favorevole alla mediazione con riscatto visto che sarebbe il destinatario di una insurrezione armata da parte del fronte del Polisario armato. In aggiunta il governo francese, spinto da mire neocolonialiste, e’ fortemente interessato alla liberazione forzata dei ragazzi sequestrati, mettendo così a rischio la loro incolumità.
Sono passati 117 giorni dal suo sequestro e rivendichiamo la sua liberazione, il silenzio che la circonda e’ assordante.
Lasciamo ai servizi ed alle ambasciate rispettivi ruoli e rispettiamo il desiderio dei familiari di mantenere basso il profilo sulle trattative tuttavia dobbiamo fare in modo che si parli di questo sequestro per  spingere le nostre amministrazioni, i nostri governi e quanti piu’ Stati possibile ad intraprendere azioni diplomatiche per la liberazione di Rossella.
Forse i suoi sequestratori fanno paura ai diplomatici.
Forse il sequestro e’ capitato in un momento storico in cui tutte le attenzioni dei governi sono rivolte allo spread, ai bund, alle borse, ai mercati ed alle finanze.
Forse e’ capitato proprio quando in Italia si e’ verificato un cambio traumatico di governo e si affronta una crisi economica gravissima.
Ma non si puo’ perdere altro tempo e tutti noi dobbiamo chiedere a gran voce che le autorità competenti rivolgano la massima attenzione al problema della liberazione di Rossella.
Il nostro appello e’ rivolto alle organizzazioni, alle ambasciate, ai mediatori, ai servizi ed ai governi, centrale e regionale, perchè utilizzino tutti i mezzi e tutte le strategie possibili per riportare Rossella a casa quanto prima.
Il fratello di Rossella dice : “le parole cedono di fronte a tanto assurdo, si sgonfiano e sembrano afone . Eppure, in questa vibrante impotenza in cui ci troviamo, sono quel poco che ci è concesso, un nonnulla che tenta di colmare un abisso e una distanza insospettati; che riescono appena a tenerci in piedi, a farci avanzare”.
Parliamo di Rossella fino a diventare afoni anche noi, parliamo di lei e di questo popolo abbandonato nel mondo che lei ha voluto aiutare nonostante i troppi rischi.

* DonneViola

Per informazioni piu’ dettagliate e per le testimonianze di alcuni eventi per la liberazione di Rossella  rimandiamo ai  link di articoli pubblicati nel blog “DonneViola”.

http://donneviola.wordpress.com/2011/12/13/liberate-rossella-urru/
http://donneviola.wordpress.com/2012/02/01/per-fare-rete/
http://donneviola.wordpress.com/2012/01/31/violeta-martin-pedregal-per-rossella-urru-ainhoa-fernandez-de-rincan-e-enric-gonyalons/
http://donneviola.wordpress.com/2012/01/24/vespagiro-per-rossella-urru/

I familiari hanno aperto un blog per raccogliere lettere, documenti, testimonianze o articoli di stampa per mantenere viva l’attenzione sul sequestro:
www.rossellaurru.it.


Queste le due pagine facebook  dedicate alla richiesta di liberazione di Rossella:
https://www.facebook.com/groups/rossellalibera/
https://www.facebook.com/pages/Vogliamo-Rossella-Urru-e-i-colleghi-Spagnoli-liberi-sani-e-salvi/239516446106962

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Altre iniziative e notizie che ho trovato:

29 Febbraio Blogging Dayhttp://sabrinaancarola.blogspot.com/2012/02/appello-tutti-i-blogger.html?spref=fb

Chiediamo ai comuni italiani di appendere uno striscione entro l’8 Marzo: http://www.progettieducativi.com/rossella-cosa-fare

Spazio del Tg3 dedicato a Rossella: http://www.rai.it/dl/tg3/focus/articoli/ContentItem-bce7206e-8c1a-414b-9a5e-84782cfe32c1.html

Iniziative in Rete: http://www.tg3.rai.it/dl/tg3/articoli/ContentItem-1d515e01-f0fb-42db-8914-25898c0c002a.html

Articolo di Marcello Fois: http://www.rossellaurru.it/article-articolo-di-marcello-fois-sardegna24-27-dicembre-2011-95836080.html#fromTwitter

Appello di Geppi Cucciari a Sanremo 2012: http://www.rai.it/dl/tg3/articoli/ContentItem-4e772c6d-9098-4a66-87f5-027ce3ffd9bb.html

Appello del Popolo Viola: http://violapost.wordpress.com/2012/02/17/siamo-tutti-rossella-urru-diffondete-importante/

Digressione

Cristiani di Allah – Massimo Carlotto

Mi svegliai un attimo prima che il servo bussasse discretamente alla porta della camera. Il sonno era diventato leggero come una piuma in quelle notti di attesa. Con delicatezza aprii la mano per liberare quella di Othmane che spalancò gli occhi allarmato. Gli accarezzai la barba sotto il mento con un gesto rassicurante e lui sbuffò prima di girarsi su un fianco e continuare a dormire

Questo è, Cristiani di Allah, una storia d’amore, colorata di noir.
Ambientata ad Algeri nel 1541 il romanzo racconta il mondo corsaro ed in particolare lo scontro fra quelli cristiani da una parte e quelli musulmani dall’altra.

Non era solo la fame a spingerli, ma il fatto che ad Algeri, a Chercell, a Tunisi e in ogni altra città corsare il destino non era deciso dalla nascita ma dalla fortuna, dal coraggio e dal valore di ognuno.

Lo scontro corsaro è ovviamente solo un pretesto per raccontare la civiltà dell’epoca, i conflitti religiosi (così attuali) e quelli culturali… poi c’è l’amore, la religione e gli intrighi di potere.
La città di Algeri, animata e coloratissima, si prepara a respingere l’attacco del potente Carlo V, -simbolo della cristianità- che vorrebbe prevalere una volta per tutte sul mondo islamico.
Qui si snoda la storia d’amore, delicatamente tratteggiata, tra i due protagonisti.

Lui tedesco, io albanese. Era bastato uno sguardo per capire che a entrambi piacevano gli uomini, ma c’era voluto un intero lungo mese per conoscerci fidarci e avvicinare le nostre bocche per il primo timido bacio. Il nostro amore era troppo amore per passare inosservato alle donne che a centinaia seguivano le truppe, eccitate dagli eccessi della guerra e dal rigore delle parole di Lutero, e saremmo finiti ai ceppi, trafitti dalle picche secondo l’uso del reggimento se non fossimo riusciti a fuggire. Ovvero due mercenari sodomiti erano destinati solo alla morte. […] Amavo Othmane più della mia stessa vita. Se non lo avessi incontrato sarei rimasto tra i lanzichenecchi, un burattino feroce senza dignità. Sarà proprio l’amore per il germanico a condurre la sua vita e l’intera storia.

Quello che più mi ha colpito in questo romanzo è stata proprio il garbo con il quale è descritto questo sentimento.

Ero tentato di chiedergli del turco con cui aveva amoreggiato al bagno, ma tenni a freno la lingua. Era il momento di usarla per le magie dell’amore, non per soddisfare stupide curiosità.

A questa delicatezza si contrappone la forza e la sconsideratezza dei gesti che in suo nome vengono compiuti.

Si era perso in un labirinto di sentimenti e passioni e ora, sempre più confuso non riusciva a orientarsi.

Accanto alle figure dei due protagonisti emergono quelle del reggente di Algeri:

Il Barbarossa aveva scelto l’uomo giusto per la reggenza di Algeri. Quel pastorello sardo rapito durante una scorreria e cresciuto all’ombra del suo padrone, che lo aveva castrato affinché il suo unico scopo nella vita fosse servirlo, era diventato degno del titolo di beylerbey.

Lo affiancano i Giannizzeri sua guardia personale:

erano intoccabili, noti per la loro crudeltà ed assenza di scrupoli. […] agivano alla luce del sole solo in battaglia, altrimenti erano infidi e contorti.

Ricordo poi la figura infida del proprietario della locanda, quella del fedele Ahmed loro servo, di Lucia la straziante cantante veneziana, del medico cerusico Pedro de Choya, quella della futura sposa morta per essere stata ingozzata con polpette di pasta intrise di olio perché le donne in Turchia piacciono

ricoperte di quel bel grasso tremolante che rende bella ogni donna.

Tutti loro insieme alle descrizioni degli arrembaggi, degli xabequeros, delle taverne e della vita del tempo contribuiscono a tratteggiare finemente un’epoca che sebbene sia temporalmente lontana da noi ma non è poi così diversa .
Alla fine Redouane inseguendo il sogno d’amore e di libertà si ritrova imbarcato verso il Nuovo Mondo:

Mi sentii perduto e maledissi il germanico che mi aveva rovinato l’esistenza per la temerarietà di voler assaggiare a tutti i costi un frutto proibito. […] Ogni tanto accarezzo l’elsa della katzbalger, la corta spada appartenuta ad Othmane […] quando sbarcherò mi arrampicherò sulla vetta di una collina, la pianterò a fondo nella terra e potrò finalmente dirgli addio. E poi mi allontanerò senza guardarmi indietro.

Digressione

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