Avventure romane

Da quando mi sono trasferita a Roma sono accadute tante cose, la città è continua fonte di ispirazione.
Ho deciso di racchiudere in un post i brevi racconti che ho pubblicato su Facebook durante gli ultimi due mesi di latitanza dal blog, così anche chi non mi segue su Facebook ha modo di sorridere leggendo dei miei incontri!

Protagonisti:
Miss Pigiamina: eccentrica donna che alterna pigiama bianco & rosa con cuffietta di lana abbinata
Il predicatore: Uomo eccentrico, quasi homeless ,che esprime ad alta voce le sue massime di vita
– Comparse: Emerito Sconosciuto/Sconosciuta/Studenti/esse

27.05.2012
Avventure odierne: Alla ricerca di una stanza

1° casa:
– Ragazza: ci sono due gatti per te è un problema?
– Io: Nooo, figurati adoro i gatti… (quando stanno in giardino!)
– Ragazza: lo sai, gli taglio anche le unghie altrimenti si graffiano tra loro!
– Io: (ma questa è proprio cretina!!).

2° casa:
– Io: com’è la camera silenziosa?
– Ragazzo: No, in realtà non ci sono doppio vetri, qua sotto passa anche il notturno e le spese sono davvero alte, infatti è da luglio dell’anno scorso che è sfitta!
– Io: Ah…(E ti credo se a tutti parli così non ci sono mica speranze!)

3° casa:
– Ragazza: Ciao entra, intanto ti faccio vedere il resto della casa, perchè sai la ragazza ha chiuso la stanza a chiave e quindi non te la posso far vedere; però tanto la mia stanza è uguale quindi..
– Io: (ma perchè ca… mi hai fatto fare un’ora di tragitto, due cambi d’autobus ed intere mezz’ore sotto il sole cocente se non posso neanche vedere la camera?)…

Rientro a casa per pranzo ci sono 23 gradi ed un caldo pazzesco, cammino e c’è UNA e UNA SOLA pozzanghera in tutta la via… beh, un simpatico doblò sfreccia a razzo e mi fa’ la doccia.
Ho fango sui capelli, sulle braccia, sui jeans, sulla maglietta e sulla borsa…
Ma bruttu calloi, sa tzucata e manneddu chi acasa! Trad: Razza di deficente, che tu, come mio nonno (che fece la guerra) possa andare e non tornare mai più.  Giusto perchè il sentimento dell’odio che sfocia spontaneo va’ ben indirizzato e razionalizzato, come dice Michela Murgia. Buona notte da Roma! 🙂

30.05.2012
Roma, autobus per andare al lavoro.

Giornata calda, sale una signora anziana in pigiama rosa a cuori, ciabatte rosa e cuffietta in lana abbinata; io sono accanto alla porta, mi sorride senza denti canticchiando un motivetto poi mi dice che lo cantava sempre quando era bambina e continua a borbottare tra sé e sé. Poco dopo entra una suora biancovestita, non guarda in faccia nessuno e si fa strada decisa verso l’obliteratrice. Non sorride, scansa tutti e si ferma la’ davanti. Quando sono quasi arrivata alla mia fermata l’autista inchioda l’autobus violentemente per evitare una ragazza che attraversa la strada senza guardare.
In un attimo mi ritrovo con la suora ai miei piedi rovinosamente spalmata sul pavimento dell’autobus con me ed altre 3 donne che cerchiamo di sollevarla. La signora in pigiama ci guarda dal suo sedile sempre borbottando. L’autista si accerta che la suora stia bene (e non lo denunci); nel frattempo la ragazza causa di tutto ciò è salita sull’autobus e si è scusata con la suora che, basita, non parla. Scendiamo davanti all’ospedale San Carlo: entrambe, nella confusione, abbiamo sbagliato fermata. L’ultima cosa che vede scendendo e’ il viso sereno della signora in pigiama rosa e le sue unghie laccate rosso fuoco, crazy! Buona giornata a tutti! 

14.06.2012
Sull’autobus.

Entra un uomo in completo verde un po’ usurato con un cappellino da baseball verde acido decorato con la bandiera dell’Europa. Ha le sopracciglia folte, la barba di un paio di giorni e si asciuga le labbra in continuazione con un fazzoletto, mentre parla. Dice a chiunque lo voglia ascoltare che sette miliardi di persone vogliono venire a Roma, perche’ c’e’ come una calamita. Cerca di catturare lo sguardo delle altre persone sull’autobus. Io lo ascolto dietro gli occhiali da sole e guardo una croce grandissima che pende appesa al centro del suo petto. Ad un certo punto sgrida l’autista per una frenata troppo brusca: vuole essere ascoltato.
Una ragazzina molto carina sorride complice al suo ragazzo indicandolo e lui continua dicendo che di terra ce n’e’ una sola e, una volta riempita, cosa faremo? Staremo tutti fermi nelle campagne a non fare nulla? Due miliardi di persone… Non sembra preoccupato. Continuo a guardarlo soffermandomi sui grossi peli che popolano le sue orecchie e mi chiedo cosa lo spinga a parlare a persone che non vogliono ascoltare. 

14.06.2012
In metro.

Accendo l’mp3 e inizia la canzone “prendi l’onda”, mi siedo alzo lo sguardo e di fronte a me un ragazzo legge: alla ricerca dell’onda… Senza parole. 

16.06.2012
Discussione tra ubriachi di fronte al Pantheon.

Sono in tre, uno sembra un’artista di strada con chitarra, l’altro indossa una maglia bianca e non si regge in piedi ed il terzo è ricciolino.
Maglia bianca e’ molto contrairiato e apostrofa il ricciolino dicendogli: sei ‘na merda, chiedi na’ bira domani e vedrai… lo sai nei bar qua intorno non te sopporta nessuno gle fai schifo, hai capito?
L’artista cerca di fare da paciere ma maglia bianca e’ proprio arrabbiato e continua ad urlare contro quell’altro che alla fine si scoccia e gli dice: non me devi rompe ‘er cazzo se io sto sulla strada e’ perche’ lo voglio hai capito?
Alla fine maglia bianca si acquieta e si vanno a prendere una pizza. Ritornano e si rimettono di nuovo sui gradini; stessa posizione di prima ad un metro da me, mangiano più’ o meno tranquilli quando all’improvviso mi arriva un bicchiere di plastica vuoto in testa.
Mi giro, li guardo e mi rigiro, continuo a scrivervi, ad un certo punto si avvicina maglia bianca e mi dice: scusa, scusa, me dispiace e mi da’ un bacio in testa. Rispondo che non c’e’ problema… Meglio non farlo ri-sclerare! Buona notte! 🙂 

19.06.2012
Sull’autobus.

Gli autisti di Roma hanno la guida a singhiozzo, appena riprendi il respiro e ti rilassi per pochi secondi, frenano e ripartono bruscamente e tu rischi di schiantarti sull’ascella del tuo vicino. In questi giorni di caldo “serio” e’ un miscuglio di afrori di tutti i tipi. In particolare gli anziani che odorano sempre un po’ di naftalina, come se fossero rimasti congelati dentro l’armadio in attesa della bella stagione. Oggi insultano la mia amica in pigiama che oggi e’ tutta vestita di bianco con cuffietta abbinata. Salita sull’autobus, con uno slancio quasi “felino”, non appena si e’ liberato il suo posto preferito, ha lanciato la sua borsa sopra mentre una signora tentava di sedersi urlandole: VEDI, VEDI, VEDIII c’e’ la borsa!! E quell’altra. arzilla e linguaccita. ha iniziato a combattere per sedersi al suo posto. Ma Pigiamina non mollava e dall’alto della sua insanita’ mentale si e’ piazzata sul sedile.
La linguacciuta, sconfitta ha adottato allora la tecnica della riprovazione sociale collettiva coinvolgendo tutte le altre vecchie là intorno testimoni del fatto. E mentre Pigiamina borbottava che erano anni che prendeva quell’autobus, e si sedeva in quel posto, loro ci andavano giu’ pesante dicendole che non era tanto giusta, che si doveva stare zitta e che la prova era il suo pigiama. “Ma non te vergogni ad uscire in pigiama?” Fa’ la linguacciuta. Ma i tuareg nel deserto non girano tutti vestiti, e allora chi e’ quella sana io o lei? Mi sarebbe piaciuto le avesse riposto, ma questa sarebbe un’altra storia. Buona giornata! 

20.06.2012
Sull’autobus

Si solleva la polo del vicino mentre barcolla (a causa della gia’ descritta guida a singhiozzo) scoprendo un bel profilo da birra e mentre vengo fulminata da tanta belta’ noto l’elastico dei boxer: Calvin Klein… ma non doveva esserci David Beckham dentro quei boxer? ehhhh 

21.06.2012
Sull’autobus

Oggi Pigiamina ed il Predicatore erano insieme sull’autobus. Pigiamina era in verisone rosa con sciarpa, cappello e solite buste al seguito. Il bello e’ che sfoggiava (oltre al solito smalto rosso fuoco) un solitario all’anulare sinistro ricordo di chissa’ quale vita fa. Il predicatore appena salito e’ andato difilato dall’autista a lamentarsi che il numero dell’autobus non si leggeva.
Ovviamente è stato ignorato e ha continuato a borbottare tra se’ e se’… A momenti svenivo a causa dell’ascella radioattiva di un tipo che aveva pensato bene di appendersi ai sostegni in alto. Vi prego: aboliteli! Noi bassi non ci arriviamo mai se non allungandoci in improbabili e scomode posizioni, e oltrettutto sono spesso fonte di sorprese davvero poco gradevoli; soprattutto con queste temperature!

On the way to Santiago

Mancano poche ore alla partenza e negli ultimi giorni si sono avvicendati molti avvenimenti nella mia vita.

Programmo questo viaggio con mia madre da più di un anno, abbiamo dovuto rimandarlo per varie ragioni ma alla fine la decisione è stata presa: partenza il 24 Aprile e rientro in data da definire.

Fin dove ci porterà la strada, fino alla fine della terra o dei cieli stellati.

 É complicato spiegare cosa significa per me questo viaggio, ma voglio provare a condividerlo con voi che mi leggete.

Innanzi tutto voglio dedicare questo tempo a mia madre, per avermi dato quello che di cui avevo bisogno in ogni giorno della mia vita, non abbiamo bisogno di parole, basta uno sguardo.

Voglio vivere ogni giorno con lei nel modo più intenso possibile.

Sono certa che sarà un’esperienza che non dimenticheremo e che, laddove fosse possibile, ci unirà ancora di più. Così come è stato quando lo percorsi per la prima volta nel 2009 con il mio compagno.

Il Cammino risponde ad un’altra un’esigenza fondamentale della mia vita: la ricerca dell’essenza, di quello che veramente conta, che non è uguale per tutti ovviamente.

 Al rientro, vorrei tanto conservare la sensazione di consapevolezza di ciò che è realmente importante che ti pervade ogni giorno, quando la vita è fatta di cose semplici come camminare, mangiare e riposare. Niente di più e niente di meno, tanto basta per essere in pace.

 É inoltre una ricerca di risposte alle domande che mi pongo ogni giorno su cosa fare, cosa mi renderebbe davvero felice, su quello che davvero voglio nella mia vita.

 E’ il mio tentativo di abbandonare quello che è superfluo in maniera concreta, a cominciare dalle montagne di oggetti che ci circondano e che il più delle volte servono solo ad appesantire la nostra vita con carichi da novanta che alla fine non portano niente di buono… e la mongolfiera non riesce a prendere il volo.

Camminare ogni giorno al mio passo è il tentativo di affermare la mia volontà scegliendo un ritmo di vita vicino alle mie esigenze, ascoltando me stessa, il mio corpo, le mie sensazione e le mie emozioni.

 La Natura è l’altro elemento fondamentale: il sentirsi parte di un universo completo, perfetto e perenne che prescinde dal nostro passaggio terreno.

Il Cammino è insieme tutto questo e molto altro, e per ogni persona è qualcosa di diverso e speciale.

Auguro a me stessa e a tutti coloro che vogliono intraprenderlo un Buon Cammino, che le stelle siano con noi!

Alla corte dell’apparenza

Esci di casa in tarda mattinata perché vorresti guidare con calma e fermarti a mangiare qualcosa lungo il tragitto.

Dopo aver perso tempo a decidere che il nero è il colore migliore da indossare perché “smagrisce” ti porti dietro l’intero guardaroba, mancano solo le scarpe che passerai a prendere da Francesca strada facendo.

Vuoi essere perfetta (per quanto te lo consentano i tuoi settantachiliperunmetroesessantacinque scarso) è la festa della tua migliore amica, perciò meglio avere tutti i vestiti dietro piuttosto che doverti poi maledire per non aver portato questo o quello. Per il viaggio decidi di indossare un’ampia camicia nera e la abbini ad un paio di pantaloni bianchi di lino.

Nonostante l’indecisione riesci a partire in largo anticipo così da poter godere il sapore di quelle ore di viaggio in totale solitudine.

Peccato che nel bel mezzo dei tuoi pensieri irrompa lo squillo del telefono: è Sara, ti dice che devi essere da lei per le quattro del pomeriggio, perché ha deciso di cominciare la festa con l’aperitivo in spiaggia.

L’angoscia lentamente prende il sopravvento su di te: non hai nessuna voglia di essere sottoposta alla scansione ai raggi x delle sue amichegrissino sotto il sole cocente del pomeriggio, al diavolo l’aperitivo!

A questo punto i cricetini nel tuo cervello stanno urlando come impazziti: e ora come la mettiamo? Visto che ti ritieni una donna di 30 anni intelligente, carina e brillante (anche se un po’ in sovrappeso) decidi che all’arrivo ti inventerai qualcosa e, in ogni caso sarai all’altezza della situazione, bisogna pensarla così e che cavolo!

Come da programma la prima tappa è da Francesca, la tua ex coinquilina, che ti aiuta a cercare un pareo ed un paio di scarpe tra gli scatoloni che hai lasciato da lei mesi fa. Dopo vari tentativi la scelta ricade su un paio nere chiuse (stile Mary Poppins) e su dei sandali abbastanza fuori moda… senti goccioline di sudore freddo che ti rigano le tempie.

I criceti nel frattempo discutono animatamente e ti danno dell’idiota.

Ci sono delle giornate nelle quali capita che qualunque cosa si scelga di indossare pare stia da cani, per cui prevale sulla disperazione il motto: uno vale l’altro.

Saluti Francesca e riparti. Un’oretta dopo, decidi che è una buona idea fermarti ed ingolfare i criceti e te stessa ingurgitando -senza quasi masticare- otto deliziose polpette al sugo e qualche pomodoro. Ora sei in ritardo ma ne è valsa la pena visto che hai mangiato e trovato qualcosa da mettere anche se di certo non all’ultimo grido, diciamo che vedendoti qualche grido magari lo strapperai alle Missonoperfettacomepuoinotare, che sei certa ti stanno aspettando là tutte unte e dorate dal sole. Tu comunque non sei male, (i criceti annuiscono decisi) diciamo che puoi aspirare al titolo di Miss Botolino anche perché, a voler guardare un po’ più, come dire, in profondità, hai occhi blu profondi, uno sguardo malizioso ed attento, un bel sorriso (anche se non hai certo una dentatura da cavallo). Insomma, se dovessi darti un voto da uno a dieci… lasciamo stare, la matematica non è mai stata il tuo forte!

Arrivi nel bel mezzo di un pomeriggio assolato quando numerosi velisti stanno rientrando dai loro giri; i criceti tacciono, (forse fanno la siesta pomeridiana). Prima di scendere dalla macchina cerchi di capire dove andare: intorno a te vedi solo uomini scolpiti e lolite meravigliose che cinguettano con voci cristalline.

Inizi a sentirti un po’ a disagio, anche perché non vedi Sara da nessuna parte e ti chiedi quanto dovrai aspettare.

I criceti, abili nel cogliere i tuoi cambiamenti di umore, ti suggeriscono di concentrarti sui soggetti responsabili del tuo disagio immaginandoli mentre espletano le normali funzioni biologiche, mentre russano oppure si soffiano il naso, ed infine di notare come alcuni sembrino proprio aragoste bollite, un metodo infallibile!

Nonostante ciò, la cosa che più ti affligge, sono le altre rappresentanti del tuo sesso: stuoli di ninfeseminudemagrissimeche  splendono nei loro abiti colorati.

Ai loro piedi regna pressoché incontrastato l’infradito in tutte le sfumature e modelli possibili: casual, minimal, chic, e tu invece indossi scarpe chiuse decisamene invernali, una camicia nera ma in compenso hai azzeccato almeno il colore dei pantaloni!

Alla fine ti decidi a scendere dalla macchina e, come prima cosa, pensi che sia meglio fare scorta di liquidi perché sarebbe uno scippo autorizzato ordinare qualcosa da bere allo Yacht Club mentre aspetti la festeggiata.

Al momento fatidico di trarre piacere da quel liquido meraviglioso -da vera Misscoordinazione– riesci abilmente a rovesciartela sulla camicetta e sui pantaloni; bastava dirlo che volevi fare Missmagliettabagnataversioneover, pensi tra te e te. Dopo aver chiuso la bottiglia per evitare altri disastri, ti asciughi con un fazzoletto non facendo altro che peggiorare la situazione perché oltre all’acqua adesso sulla tua camicetta nera ci sono anche i pelucchi di quello stramaledetto.

I criceti inziano a borbottare animatamente ma li zittisci con un sorriso perché sai che “sei troppo tu” quando ti capitano queste cose. Loro però sono di tutt’altro avviso e ti sussurrano insistentemente di ispirarti a quelli intorno a te che sono giusti, belli e felici, come in un mitologico baccanale; tu invece ripeti a te stessa che non sono queste le cose che contano. Così, ostentando una sicurezza e nonchalance che non hai, (questo però gli altri non lo sanno) decidi di smetterla una volta per tutte con queste masturbazioni cerebrali.

I criceti ormai tacciono offesi, e tu finalmente puoi godere della vista del mare e del paesaggio che ti si para davanti. A quel punto come per magia, tutto il vociare intorno a te sembra lontanissimo e, mentre aspetti Sara sprofondata su comode poltrone bianche, ti senti finalmente bene.

Guardami negli occhi

Entrai in agenzia insieme a mia sorella, in tarda mattinata.
C’erano un po’ di persone in attesa così ci accomodammo su dei divanetti rossi.
Arrivato il nostro turno ci avvicinammo allo sportello dove un’impiegata di circa venticinque anni era impegnata in una conversazione telefonica.

– Si va bene, dai ci sentiamo dopo.

La giovane riattacca e solleva lo sguardo su di noi per un attimo, prima che un palmare all’ultimo grido inizi a suonare rumorosamente infastidendola.
Ci guarda e continua a stringerlo tra le mani, noi non capiamo se cerca di farlo smettere… Lei vedendo i nostri sguardi perplessi dice: scusate è che ieri mi è caduto nel cesso e ora non vuole fermarsi!

Bonjour finesse! Penso, sebbene io stessa non sia certo figlia della regina Elisabetta.

Alla fine la ragazza si decide a rispondere.

– Ciao Ste’, ah alla fine sei andata, e quindi? Dai racconta…

Nel frattempo alza di nuovo lo sguardo su di noi e fa’ cenno a mia sorella di darle la carta di identità dove ci sono i dati dei quali ha bisogno, io la guarda basita.
Non ci ha rivolto una parola, (se si esclude la frase sul cesso) tantomeno un saluto.

Mentre continua ad ascoltare l’amica all’altro capo del telefono, prende il documento che mia sorella le porge ed inzia a scrivere i dati su un foglio con una scrittura grassoccia, un po’ infantile… e intanto continua:

-Davvero? Non ci credo, stai scherzando…

Intanto squilla il telefono fisso, l’impiegata sbuffa rumorosamente, dice all’amica di aspettare in linea e risponde seccamente:

-Pronto?… Pronto, Prontooo?

Poi riattaca e risolleva la cornetta più volte ripetendo “prontoooo” infine la riappoggia e, rivolgendosi a noi ed all’amica in attesa dice: non era pronto nessuno! E sorride.

Simpatica… penso caustica.
Ritorna a parlare con l’amica:

-… E quindi avete deciso di partire? E dove andate?

Prima che Ste’ possa risponderle viene interrotta nuovamente dallo squillo del telefono fisso. Sbuffa ancora più sonoramente di prima (se mai fosse possibile!) e risponde senza minimamente preoccuparsi della conversazione in corso.

La guardo: telefono all’orecchio sinistro e palmare in quello destro; questo si che si chiama multitasking!

-Pronto! Pronto!

Sta quasi urlando, l’interlocutore deve essere proprio sordo d’orecchi.

-Si, dica…

Rimane in ascolto qualche secondo poi stabilisce:

-Mi può richiamare tra un quarto d’ora? Si, un quarto d’ora.

Certo penso, ora sono troppo occupata a discutere con la mia amica sull’altra linea quindi è giusto che Lei (doveva essere una persona anziana) spenda altri soldi per richiamarmi quando io avrò finito con le mie cose.
E per essere certa di non essere distrubata ancora nell’esercizio del suo “lavoro”, stacca il telefono fisso e continua la sua conversazione al cellulare.
– Quindi, dai raccontami… ah, e cosa le avete regalato? No, no… io sono andata in quel negozio bellissimo, tutta roba firmata, le ho preso un vestito troppo “elegant”, con lo scollo sulla schiena e le frange, sai stile anni 20, e pensa… al 50% di sconto!

E’ proprio fiera e orgogliosa mentre lo dice.

A quel punto le dico a voce alta:

-Davvero? E dov’è esattamente questo negozio? Mi sembra un’ottima idea per mia sorella!

La ragazza alza lo sguardo, mi guarda prima sopresa e poi seccata.

-E quindi?

Con tono arrogante.

-Quindi niente, ho pensato che visto che parla delle sue cose private in un luogo pubblico, davanti a tutti, non c’è niente di male se ascolto la sua conversazione!

-Non penso proprio!

Ora è arrabbiata.

-Allora forse preferisce che la insulti e poi le spacchi la faccia per farle capire che lei è qui per lavorare e non per farsi i cazzi suoi al telefono?

Ritorno bruscamente con i piedi per terra, guardo mia sorella negli occhi con uno sguardo assassino.
Lei fa’ cenno di no con la testa.
La ragazza davanti a noi ha finalmente finito la sua conversazione telefonica e le sta chiedendo:

– Allora quando vuole partire esattamente?
– Il 23 risponde lei, gentile.

E io invece penso a quanto mi sarebbe davvero piaciuto vedere la faccia di quella cafona maleducata mentre le dicevo realmente tutto quello che avevo pensato fino a quel momento, ma alla fine, mi sono detta che certa gente veramente non merita niente, neanche la tua rabbia.

Digressione

N.d.A.

Questo blog non è una testata giornalistica e viene aggiornato quando posso; è frutto esclusivo della mia Immaginazione per cui nomi, personaggi luoghi e avvenimenti sono fittizi o usati in modo fittizio.

Se volete citarne i testi, vi chiedo di aggiungere il nome dell’autore o il link al sito; io faccio lo stesso.

Le immagini usate provengono principalmente dal web pertanto laddove violassi qualche diritto d'autore scrivetemi pure nei commenti e risolveremo la cosa.

Buona Lettura!

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