La grande bellezza di Paolo Sorrentino (2013)

La -grande-bellezza

A distanza di quasi una settimana da quando l’ho visto ancora non saprei dire se l’ultimo film di Paolo Sorrentino mi sia piaciuto o no; di sicuro non mi ha lasciata indifferente.

E come avrebbe potuto con quegli scorci di Roma così perfetti nella loro poeticità? Penso al terrazzo del protagonista con vista Colosseo, ai giochi della suora e dei bimbi nel giardino-labirinto,  ai musei visitati di notte in esclusiva, a Piazza Navona splendida in piena notte perché incredibilmente vuota, e alla psichedelica terrazza dove si tiene la festa di compleanno che apre il film. E che dire della giraffa alle Terme di Caracalla?

Roma è la protagonista assoluta del film insieme al bravissimo Toni Servillo; proprio per questo mi sento di consigliarlo, più che per la storia, che lascia un senso di persistente melanconia addosso.

Non so quale sia la Grande Bellezza da lui cercata: se quella di una città che qualcuno ha deluso la cui bellezza viene assaporata in fuggevoli momenti all’alba e al tramonto; o quella di una vita vissuta da protagonista assoluto dei circoli di amici borghesi e snob per i quali Jep fa’ da collante e confessore, oltre che giudice impietoso.

Il sogno ricorrente, l’unico che sembra appagarlo è il mare di casa, quello dell’infanzia che segnerà il ricongiungimento finale con il sogno. Ramona, interpretata in maniera convincente, da Sabrina Ferilli sembra essere l’unica a rendersi conto di quanto quest’uomo sia immorale e sensibile allo stesso tempo.

Questo film emoziona in maniera sottile e decisa: ci sono varie scene che colpiscono perché surreali e crudeli allo stesso tempo: penso a quella in cui Jep Gambardella descrive le dinamiche dei funerali senza mostrare alcuna emozione, all’incontro con il guru dei 700 euro e a quello con la perfomer dalla testa dura…

La grande bellezza - 2013La scena iniziale della festa di compleanno nella quale Toni Servillo appare in maniera superba tra la musica assordante e il silenzio dei suoi pensieri è perfetta: ecco a voi la vacuità appariscente di un mondo sconosciuto ai più ma proprio per questo affascinante e agognato: “Non volevo essere semplicemente un mondano, volevo diventare il re dei mondani. Io non volevo solo partecipare alla feste, io volevo avere il potere di farle fallire!” dice Jep.

Ma più di tutte mi sono piaciute le sue camminate in giro per la città in perfetta e appagata solitudine.

N.d.A.

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