Passeggiate romane: Pink Floyd, Vespe e Aromi

Castel-Sant'angeloCastel S. Angelo. La domenica l’appuntamento è qui, uno dei miei luoghi preferiti da quando in un pomeriggio un po’ grigio arrivai e sentii quella musica: perfetta, per il mio umore e per la giornata.

Mi emozionai a tal punto che rimasi seduta sul muraglione ad ascoltare grata, incurante delle ore che scorrevano.

Da quel pomeriggio ci sono tornata spesso e le mie passeggiate in giro per la città di solito cominciano sempre allo stesso modo: fermata Ottaviano e poi via verso il castello; a volte c’è talmente tanta gente e talmente tanti ambulanti che è veramente difficile riuscire a non schiacciare i loro prodotti mentre cammini.

Dalla scorsa estate molti di loro propongono una non ben identificata forma gommosa (tipo la manina degli anni ’80) che spiaccicano sopra tavolette bianche inumidite poggiate su cassette di plastica -di quelle per la frutta per intenderci- in maniera tale da essere pronti a fuggire non appena qualche divisa si affaccia all’orizzonte.

In tutto questo marasma  basta superare il castello per trovarsi nel “palco” allestito in strada da una coppia di musicisti: uno giovane (che indossa sempre la stessa cuffia grigia) e uno vecchio con lunghi capelli lisci brizzolati che gli ricadono sul viso. Il loro repertorio sono i Pink Floyd… in loop; e lo dico con cognizione di causa visto che sono rimasta vari pomeriggi ad ascoltarli. Cantano completamente immersi nella musica, spesso ad occhi chiusi,  incuranti di quello che li circonda. Sono loro, le loro chitarre, la birra accanto ai microfoni e l’amplificatore. Hanno scaricato tre batterie d’auto in quel pomeriggio, con pause bevuta e pisciata, e poi di nuovo… come immersi in un’altra dimensione: solo loro e Shine On You Crazy Diamond. Da quel giorno sono tornata spesso la domenica e li ho trovati sempre, ormai sono uno dei miei punti fermi romani.

E’ bello ascoltare un po’ di musica in quella cornice così speciale, a volte suonano anche in Piazza Navona, stessa colonna sonora. Come ne La grande bellezza, sogno sempre di vederla vuota, solo io e le fontane, anche la Fontana di Trevi,  ma credo che dovrei venirci alle tre-quattro del mattino. Comunque ne dubito: questa città non dorme mai.

Piazza Navona è il territorio degli artisti, un po’ come la piazzetta di Montmartre a Parigi, tutti si danno appuntamento qua: ritrattisti, caricaturisti e artisti di strada. E’ anche il regno dei pakistani che oltre alle forme gommose vendono sciarpe o foulard (a seconda della stagione), laser verdi dai molteplici effetti e dei piccoli “elicotterini” volanti luminosi che lanciano in alto per poi riprenderli al volo.

SpraystiCi sono poi gli spraysti che non amo particolarmente dal momento che li considero degli inquinatori malefici, oltre a non piacermi granché neanche i loro colossei con luna piena e lupi ululanti sullo sfondo. I miei preferiti sono invece i ballerini di tango e tip tap, i ragazzi brasiliani con le loro evoluzioni di Capoeira e i maghi.

Il mago Guarda  è stato il mio tormentone della scorsa estate: credo sia indiano e si esibisce di fronte ai luoghi più frequentati del centro proponendo vari numeri tra cui: l’inghiottimento di una spada, il taglio della mano e vari altri trucchi tutto al ritmo del suo “guardaaa” ripetuto come un mantra dopo la descrizione di ogni numero: guarda questa spadaaa, guarda come tagliaaaa, guarda come scendeeee ahhhh… Ho provato un sentimento di pena misto a risate trattenute a stento per quest’uomo che si faceva tutti i locali ripetendo lo stesso show di magia. La chiusura del numero era la sparizione dei suoi capelli ottenuta niente di meno che… strappandosi via la parrucca!

Stampe vespaAnche i venditori di stampe sono nella maggior parte dei casi stranieri, e il loro campionario prevede tutte le declinazioni di colori possibili per la mitica Vespa o la Cinquecento di fronte al Colosseo, a Trinità dei monti o nei vicoli di Trastevere, facendo il verso al famoso film Vacanze romane.

Ai ragazzi africani è invece lasciata l’esclusiva delle borse finto Prada e Louis Vuitton: stendono i loro lenzuoli bianchi nei luoghi più frequentati e espongono la loro merce. Di solito non hanno tantissimi pezzi: giusto quelli che riescono a tenere in mano in caso di fuga precipitosa per le retate di polizia.  A Campo dei Fiori sono stata coinvolta, mio malgrado, in una di queste:  il ragazzo è scappato via acchiappando tutte le borse in fretta e furia, ha travolto una delle bancarelle di aromi e spezie che popolano la piazza, spargendone rovinosamente il contenuto e profumando l’aria di organo, timo, curcuma, aglio e peperoncino.

Vi risparmio gli improperi in romano spinto che gli sono stati rivolti. E’ stata una bella botta di adrenalina anche perché ho rischiato anche io di essere travolta dal ragazzo in fuga.

Per il momento chiudo qui il racconto, alla prossima passeggiata. Seguitemi!

Avventure romane: La pineta

Adesso so che avevo scelto quella casa per la pineta; perchè passando con l’autobus ogni mattina potevo illudermi che là dietro, oltre la fila di pini e la collina, là dove non si vedeva niente tranne il cielo, ci fosse il mare…
L’orizzonte infinito che con nostalgia rimembravo.

Quell’angolo di verde dietro casa mi permetteva di illudermi di essere da un’altra parte, ancora immersa nel verde della campagna ad ascoltare i suoni e gli odori antichi della mia terra.

Il caos cittadino, una volta oltrepassato il semaforo e imboccato il sentiero polveroso,sembrava attenuarsi fino quasi a scomparire.
E’ stato con un po’ di dispiacere che ho varcato il confine immaginario del mio orizzonte per ritrovarmi davanti la cupola di San Pietro e l’antenna di Radio Maria una delle poche radio, ahimè, che prendo benissimo nella mia piccola stanzetta.

Una volta trasferita immaginavo di camminarci tutte le mattine per andare in ufficio salvo poi rendermi conto che essendo troppo caldo avrei dovuto rimandare il tutto alla fine dell’estate quando le temperature sarebbero state più miti.

Per ora amo passeggiarci al rientro dal lavoro per scaricare un po’ di tensione ed odorare il profumo di pino che mi riporta con il pensiero alla mia duna ed alle sfumature meravigliose del mare di un blu, verde e azzurro talmente limpido ed intenso che il ricordo a volte è struggente.

La domenica la pineta è un melting pot di razze e culture: si organizzano barbecue all’aperto per arrostire carne o pesce, i membri più giovani della comunità sudamericana ballano al suono di musiche tradizionali mentre i più anziani li osservano chiacchierando seduti sotto gazebo allestiti per l’occasione.

La comunità asiatica porta tavolini e sedie e gioca a majiong con le tessere in osso, un gruppo di donne musulmane conversa animatamente mentre vigila sui bambini che corrono qua e là nel parco giochi.

Amanti e/o forzati del fitness corrono più’ o meno felici tra gli alberi accompagnati dai loro fedeli amici che finalmente possono scorrazzare liberi e beati. Nella parte dedicata agli attrezzi da palestra dove c’e’ sempre qualcuno che suda, anche nelle ore più impensate.

Coppie punk bevono birra sedute su alcuni tronchi mentre coppiette appartate fanno il loro picnic con tanto di tovaglia a quadretti e cestino.

Sembra di stare in un’oasi fuori dal tempo e dallo spazio: lontana dal caos cittadino, gli autobus che si vedono in lontananza e superata la collina non si sentono neanche più.

Mi piace sedermi su una panchina a guardare le persone che passano davanti inconsapevoli di condividere un pezzo della loro vita con me.

Due amici corrono e fissano il seno ondeggiante della ragazza che incrociano per poi voltarsi a guardare insistentemente anche il suo didietro.

Tre signore anziane discutono della spesa appena fatta mentre riposano sedute sulla panchina di fronte con le buste poggiate accanto ai piedi.

Un ragazzo si avvicina ad una ragazza di fronte alla biblioteca e le dice: sei carina… lei lo ringrazia e va via abbassando lo sguardo; beh sarà per un’altra volta.

Una coppia di anziani passeggia tenendosi a braccetto mentre il cagnolino scodinzola felice accanto a loro.

Una ragazza cicciotta arranca sudando copiosamente mentre corre con i piedi a ore dieci e dieci.

Alcuni uomini musulmani seminascosti all’ombra di piante di fico osservano da lontano le loro donne velate senza però staccare gli occhi dalle altre donne dal corpo svelato.

Io li osservo e immagino…

Avventure romane

Da quando mi sono trasferita a Roma sono accadute tante cose, la città è continua fonte di ispirazione.
Ho deciso di racchiudere in un post i brevi racconti che ho pubblicato su Facebook durante gli ultimi due mesi di latitanza dal blog, così anche chi non mi segue su Facebook ha modo di sorridere leggendo dei miei incontri!

Protagonisti:
Miss Pigiamina: eccentrica donna che alterna pigiama bianco & rosa con cuffietta di lana abbinata
Il predicatore: Uomo eccentrico, quasi homeless ,che esprime ad alta voce le sue massime di vita
– Comparse: Emerito Sconosciuto/Sconosciuta/Studenti/esse

27.05.2012
Avventure odierne: Alla ricerca di una stanza

1° casa:
– Ragazza: ci sono due gatti per te è un problema?
– Io: Nooo, figurati adoro i gatti… (quando stanno in giardino!)
– Ragazza: lo sai, gli taglio anche le unghie altrimenti si graffiano tra loro!
– Io: (ma questa è proprio cretina!!).

2° casa:
– Io: com’è la camera silenziosa?
– Ragazzo: No, in realtà non ci sono doppio vetri, qua sotto passa anche il notturno e le spese sono davvero alte, infatti è da luglio dell’anno scorso che è sfitta!
– Io: Ah…(E ti credo se a tutti parli così non ci sono mica speranze!)

3° casa:
– Ragazza: Ciao entra, intanto ti faccio vedere il resto della casa, perchè sai la ragazza ha chiuso la stanza a chiave e quindi non te la posso far vedere; però tanto la mia stanza è uguale quindi..
– Io: (ma perchè ca… mi hai fatto fare un’ora di tragitto, due cambi d’autobus ed intere mezz’ore sotto il sole cocente se non posso neanche vedere la camera?)…

Rientro a casa per pranzo ci sono 23 gradi ed un caldo pazzesco, cammino e c’è UNA e UNA SOLA pozzanghera in tutta la via… beh, un simpatico doblò sfreccia a razzo e mi fa’ la doccia.
Ho fango sui capelli, sulle braccia, sui jeans, sulla maglietta e sulla borsa…
Ma bruttu calloi, sa tzucata e manneddu chi acasa! Trad: Razza di deficente, che tu, come mio nonno (che fece la guerra) possa andare e non tornare mai più.  Giusto perchè il sentimento dell’odio che sfocia spontaneo va’ ben indirizzato e razionalizzato, come dice Michela Murgia. Buona notte da Roma! 🙂

30.05.2012
Roma, autobus per andare al lavoro.

Giornata calda, sale una signora anziana in pigiama rosa a cuori, ciabatte rosa e cuffietta in lana abbinata; io sono accanto alla porta, mi sorride senza denti canticchiando un motivetto poi mi dice che lo cantava sempre quando era bambina e continua a borbottare tra sé e sé. Poco dopo entra una suora biancovestita, non guarda in faccia nessuno e si fa strada decisa verso l’obliteratrice. Non sorride, scansa tutti e si ferma la’ davanti. Quando sono quasi arrivata alla mia fermata l’autista inchioda l’autobus violentemente per evitare una ragazza che attraversa la strada senza guardare.
In un attimo mi ritrovo con la suora ai miei piedi rovinosamente spalmata sul pavimento dell’autobus con me ed altre 3 donne che cerchiamo di sollevarla. La signora in pigiama ci guarda dal suo sedile sempre borbottando. L’autista si accerta che la suora stia bene (e non lo denunci); nel frattempo la ragazza causa di tutto ciò è salita sull’autobus e si è scusata con la suora che, basita, non parla. Scendiamo davanti all’ospedale San Carlo: entrambe, nella confusione, abbiamo sbagliato fermata. L’ultima cosa che vede scendendo e’ il viso sereno della signora in pigiama rosa e le sue unghie laccate rosso fuoco, crazy! Buona giornata a tutti! 

14.06.2012
Sull’autobus.

Entra un uomo in completo verde un po’ usurato con un cappellino da baseball verde acido decorato con la bandiera dell’Europa. Ha le sopracciglia folte, la barba di un paio di giorni e si asciuga le labbra in continuazione con un fazzoletto, mentre parla. Dice a chiunque lo voglia ascoltare che sette miliardi di persone vogliono venire a Roma, perche’ c’e’ come una calamita. Cerca di catturare lo sguardo delle altre persone sull’autobus. Io lo ascolto dietro gli occhiali da sole e guardo una croce grandissima che pende appesa al centro del suo petto. Ad un certo punto sgrida l’autista per una frenata troppo brusca: vuole essere ascoltato.
Una ragazzina molto carina sorride complice al suo ragazzo indicandolo e lui continua dicendo che di terra ce n’e’ una sola e, una volta riempita, cosa faremo? Staremo tutti fermi nelle campagne a non fare nulla? Due miliardi di persone… Non sembra preoccupato. Continuo a guardarlo soffermandomi sui grossi peli che popolano le sue orecchie e mi chiedo cosa lo spinga a parlare a persone che non vogliono ascoltare. 

14.06.2012
In metro.

Accendo l’mp3 e inizia la canzone “prendi l’onda”, mi siedo alzo lo sguardo e di fronte a me un ragazzo legge: alla ricerca dell’onda… Senza parole. 

16.06.2012
Discussione tra ubriachi di fronte al Pantheon.

Sono in tre, uno sembra un’artista di strada con chitarra, l’altro indossa una maglia bianca e non si regge in piedi ed il terzo è ricciolino.
Maglia bianca e’ molto contrairiato e apostrofa il ricciolino dicendogli: sei ‘na merda, chiedi na’ bira domani e vedrai… lo sai nei bar qua intorno non te sopporta nessuno gle fai schifo, hai capito?
L’artista cerca di fare da paciere ma maglia bianca e’ proprio arrabbiato e continua ad urlare contro quell’altro che alla fine si scoccia e gli dice: non me devi rompe ‘er cazzo se io sto sulla strada e’ perche’ lo voglio hai capito?
Alla fine maglia bianca si acquieta e si vanno a prendere una pizza. Ritornano e si rimettono di nuovo sui gradini; stessa posizione di prima ad un metro da me, mangiano più’ o meno tranquilli quando all’improvviso mi arriva un bicchiere di plastica vuoto in testa.
Mi giro, li guardo e mi rigiro, continuo a scrivervi, ad un certo punto si avvicina maglia bianca e mi dice: scusa, scusa, me dispiace e mi da’ un bacio in testa. Rispondo che non c’e’ problema… Meglio non farlo ri-sclerare! Buona notte! 🙂 

19.06.2012
Sull’autobus.

Gli autisti di Roma hanno la guida a singhiozzo, appena riprendi il respiro e ti rilassi per pochi secondi, frenano e ripartono bruscamente e tu rischi di schiantarti sull’ascella del tuo vicino. In questi giorni di caldo “serio” e’ un miscuglio di afrori di tutti i tipi. In particolare gli anziani che odorano sempre un po’ di naftalina, come se fossero rimasti congelati dentro l’armadio in attesa della bella stagione. Oggi insultano la mia amica in pigiama che oggi e’ tutta vestita di bianco con cuffietta abbinata. Salita sull’autobus, con uno slancio quasi “felino”, non appena si e’ liberato il suo posto preferito, ha lanciato la sua borsa sopra mentre una signora tentava di sedersi urlandole: VEDI, VEDI, VEDIII c’e’ la borsa!! E quell’altra. arzilla e linguaccita. ha iniziato a combattere per sedersi al suo posto. Ma Pigiamina non mollava e dall’alto della sua insanita’ mentale si e’ piazzata sul sedile.
La linguacciuta, sconfitta ha adottato allora la tecnica della riprovazione sociale collettiva coinvolgendo tutte le altre vecchie là intorno testimoni del fatto. E mentre Pigiamina borbottava che erano anni che prendeva quell’autobus, e si sedeva in quel posto, loro ci andavano giu’ pesante dicendole che non era tanto giusta, che si doveva stare zitta e che la prova era il suo pigiama. “Ma non te vergogni ad uscire in pigiama?” Fa’ la linguacciuta. Ma i tuareg nel deserto non girano tutti vestiti, e allora chi e’ quella sana io o lei? Mi sarebbe piaciuto le avesse riposto, ma questa sarebbe un’altra storia. Buona giornata! 

20.06.2012
Sull’autobus

Si solleva la polo del vicino mentre barcolla (a causa della gia’ descritta guida a singhiozzo) scoprendo un bel profilo da birra e mentre vengo fulminata da tanta belta’ noto l’elastico dei boxer: Calvin Klein… ma non doveva esserci David Beckham dentro quei boxer? ehhhh 

21.06.2012
Sull’autobus

Oggi Pigiamina ed il Predicatore erano insieme sull’autobus. Pigiamina era in verisone rosa con sciarpa, cappello e solite buste al seguito. Il bello e’ che sfoggiava (oltre al solito smalto rosso fuoco) un solitario all’anulare sinistro ricordo di chissa’ quale vita fa. Il predicatore appena salito e’ andato difilato dall’autista a lamentarsi che il numero dell’autobus non si leggeva.
Ovviamente è stato ignorato e ha continuato a borbottare tra se’ e se’… A momenti svenivo a causa dell’ascella radioattiva di un tipo che aveva pensato bene di appendersi ai sostegni in alto. Vi prego: aboliteli! Noi bassi non ci arriviamo mai se non allungandoci in improbabili e scomode posizioni, e oltrettutto sono spesso fonte di sorprese davvero poco gradevoli; soprattutto con queste temperature!

On the way to Santiago

Mancano poche ore alla partenza e negli ultimi giorni si sono avvicendati molti avvenimenti nella mia vita.

Programmo questo viaggio con mia madre da più di un anno, abbiamo dovuto rimandarlo per varie ragioni ma alla fine la decisione è stata presa: partenza il 24 Aprile e rientro in data da definire.

Fin dove ci porterà la strada, fino alla fine della terra o dei cieli stellati.

 É complicato spiegare cosa significa per me questo viaggio, ma voglio provare a condividerlo con voi che mi leggete.

Innanzi tutto voglio dedicare questo tempo a mia madre, per avermi dato quello che di cui avevo bisogno in ogni giorno della mia vita, non abbiamo bisogno di parole, basta uno sguardo.

Voglio vivere ogni giorno con lei nel modo più intenso possibile.

Sono certa che sarà un’esperienza che non dimenticheremo e che, laddove fosse possibile, ci unirà ancora di più. Così come è stato quando lo percorsi per la prima volta nel 2009 con il mio compagno.

Il Cammino risponde ad un’altra un’esigenza fondamentale della mia vita: la ricerca dell’essenza, di quello che veramente conta, che non è uguale per tutti ovviamente.

 Al rientro, vorrei tanto conservare la sensazione di consapevolezza di ciò che è realmente importante che ti pervade ogni giorno, quando la vita è fatta di cose semplici come camminare, mangiare e riposare. Niente di più e niente di meno, tanto basta per essere in pace.

 É inoltre una ricerca di risposte alle domande che mi pongo ogni giorno su cosa fare, cosa mi renderebbe davvero felice, su quello che davvero voglio nella mia vita.

 E’ il mio tentativo di abbandonare quello che è superfluo in maniera concreta, a cominciare dalle montagne di oggetti che ci circondano e che il più delle volte servono solo ad appesantire la nostra vita con carichi da novanta che alla fine non portano niente di buono… e la mongolfiera non riesce a prendere il volo.

Camminare ogni giorno al mio passo è il tentativo di affermare la mia volontà scegliendo un ritmo di vita vicino alle mie esigenze, ascoltando me stessa, il mio corpo, le mie sensazione e le mie emozioni.

 La Natura è l’altro elemento fondamentale: il sentirsi parte di un universo completo, perfetto e perenne che prescinde dal nostro passaggio terreno.

Il Cammino è insieme tutto questo e molto altro, e per ogni persona è qualcosa di diverso e speciale.

Auguro a me stessa e a tutti coloro che vogliono intraprenderlo un Buon Cammino, che le stelle siano con noi!

Invisible Children & Kony 2012 Campain

  1. Tutto è cominciato così: mi hanno mandato questo video, non avevo la più pallida idea di cosa fosse così, prima di iniziare a vederlo ho letto la descrizione.


    “KONY 2012 is a film and campaign by Invisible Children that aims to make Joseph Kony famous, not to celebrate him, but to raise support for his arrest and set a precedent for international justice. “

    Che traducendolo in Italiano suona così:
    “Kony 2012 è un film ed una campagna di Invisible Children che vuole rendere Joseph Kony famoso, non per celebrarlo, ma per “sollevare” il supporto per il suo arresto e creare un precedente per la giustizia internazionale”.
    La domanda successiva è stata: chi è questo Joseph Kony? A questo punto ho iniziato a guardare il film.

  2. Alla fine del film una serie di emozioni: sconcerto, commozione, sorpresa, dolore ed infine entusiasmo… proprio così: senso di partecipazione per una causa lontana, in un paese di cui non so nulla, un’azione in nome di qualcosa che mi pareva imprescindibile. A questo punto sono andata sul sito della campagna Cover the night – 20 th April Kony 2012 per pianificare la mia azione, e dare il mio contributo. 

    Il passo successivo è stato la condivisione di tutto ciò con i miei contatti Fb, cercavo una squadra di persone che mi appoggiasse e contribuisse all’azione. Ed è stato proprio uno dei miei contatti a mettermi in allarme: “attenta, tempo fa avevano parlato della storia dei bambini soldato ed era nata una polemica”. 
    Non può essere una bufala dico io, tutto troppo ben fatto ma nel dubbio mi sono attivata in rete e questo è quello che ho trovato:
  3. Dalla lettura degli articoli italiani e del video di risposta mi sembra di capire che le critiche mosse alla Ong si possano riassumere in:

     – i milioni di euro raccolti vengono spesi per la realizzazione dei video e per attività che non riguardano la beneficenza in senso stretto

    – Invisible children (da qui in poi IC) supporta il governo del presidente Museveni, al potere da oltre 25 anni, con un regime oppressivo da molti considerato dittatoriale.
    A questo punto leggo anche le repliche di IC e decido di approfondire le critiche che gli vengono mosse.
  4. Secondo questo Blogger il film si “risolve in un falso grossolano” perchè ”
    Kony si può definire come un signore della guerra africano sulla piazza da più di vent’anni” […] 
    a cui ” non corre dietro nessuno e che Invisible Children, che ha immediatamente ottenuto il sostegno di milioni di persone commosse e di celebrità che si sono messe in coda senza saperne nulla, usa il video anche per far pressione sull’amministrazione americana affinché non ritiri il centinaio di “consiglieri militari” che dovrebbero aiutare il regime ugandese a combattere Kony, che però in Uganda non c’è più da anni.”

    Non capisco bene il punto, il documentario è un falso perché in realtà quest’uomo è al potere da più di 20 anni e perché ora non è più in Uganda. Entrambe le questioni vengono però descritte nel documentario dove  il fatto che lui sia ancora al potere viene spiegato con la mancanza di interesse del resto del mondo (e gli Africani che fanno? Perché dobbiamo essere sempre “noi occidentali” a salvarli?); che sia scappato dall’Uganda è vero ma non significa che non stia continuando con i suoi misfatti come ben spiegato in questo articolo di un ex bimbo soldato (ora adulto) che però con crede che la via giusta sia quella militare.
  5. “Since 1989 the government of Uganda has consistently used military campaigns against Kony including major operations like Operation Iron Fist (2001) and Lightning Thunder (2008 – 2009). Operation Lightning Thunder was highly expected to end the war by either capturing Kony alive in his haven in the Congo or killing him. It was carried out by the armed forces of Uganda, the Democratic Republic of Congo, and South Sudan with technical support from the United States government — and still it failed. Instead of ending the war, Lightning Thunder spread the LRA’s atrocities to the Central African Republic as Kony relocated there. The only known result of a decade’s worth of military attacks on Kony is the dispersal of his forces into smaller groups, resulting in new atrocities on civilians including the 2004 Baralonyo attack in the Lira district of Uganda, the Kanga Pa-aculu attack in Pader district, and many others. It is also well known that a majority of the LRA’s soldiers are abducted children, and that he uses these abducted children as human a shields. As a result, any attack will be on the abducted children.”
    Questa testimonianza solleva un’altra questione: quella dell’Uganda che pare emergere dal documentario come un paese vittima che ha subito la situazione perché non aveva le forze per cambiarla. In questo senso ritengo sia molto interessante la risposta di rosebell83 una giornalista-blogger Ugandese: 
  6. Share
  7. Quello che emerge dal video i sostanza è la visione semplicistica fatta dal documentario da cui non emergono le realtà “underground” che stanno cercando di combattere la situazione dall’interno, come se l’Africa ogni volta aspettasse l’uomo bianco per essere salvata. Va bene attirare l’attenzione ma ergersi a unico salvatore contro il nemico nero è fuori luogo. Concetto ripreso anche nell’articolo qui in basso:
  8. Altre reazioni ugandesi che colgono nel segno sono qui:
  9. Emergono poi temi come quello del nuovo colonialismo:  “…The way the campaign is presented–led by a white man’s voice, with groups of predominantly white American activists juxtaposed with survivors/victims who are African–paints a picture of neo-colonialism” .
  10. Viene inoltre ripresa la critica sul fatto che, nel documentario, venga del tutto ignorato il tema di quello che fanno le popolazioni locali:

    “Invisible Children asked viewers to seek the engagement of American policymakers and celebrities, but – and this is a major red flag – it didn’t introduce them to the many Northern Ugandans already doing fantastic work both in their local communities and in the diaspora. It didn’t ask its viewers to seek diplomatic pressure on President Museveni’s administration.” 
    Musa Okwongo per The Independent

    Ci pensa però il blogger Grant Oyston di Visible Children a pubblicare una lista di organizzazioni che operano nell’Africa centrale in alternativa a IC
  11. Lo stesso blogger continua con i dubbi già espressi in merito a bilanci e azioni effettive a sostegno delle popolazioni ugandesi. 
  12. Associated Press sullo stesso tema scrive: “Invisible Children posted rebuttals to the criticism on its website, saying that it has spent about 80 percent of its funds on programs that further its mission, about 16 percent on administration and management, and about 3 percent on fundraising. The group said its accountability and transparency score is currently low because it has four independent voting members on its board of directors and not five, but that it is seeking to add a fifth.” 
  13. Il giornalista ugandese Angelo Izama scrive: “This is because these campaigns are disempowering of their own voices. After all the conflict and suffering is affecting them directly regardless of if they hit the re-tweet button or not. At the end of the day the Kony2012 campaign will not make Joseph Kony more famous but it will make Invisible Children famous. It will also make many, including P.Diddy, feel like they have contributed some good to his capture- assuming Kony is even alive. For many in the conflict prevention community including those who worry about the militarization of it in Central Africa this campaign is just another nightmare that will end soon. Hopefully.”  
  14. Maria Burnett, senior researcher presso lo Human Rights Watch, Africa Division, ha dichiarato: “The US, as far as we know, is trying to advise on how to apprehend, or remove from the battlefield, Kony and his leadership, I have some concerns about what the US longer term plans are and what kind of exit strategy they may or may not have, but working to apprehend LRA leaders and protect civilians is crucial.”
  15. Per quanto riguarda l’altra critica circa l’appoggio di IC al governo dittatoriale Ugandese su questo blog si legge: “Il gruppo di Kony è sulla lista dei terroristi internazionali dal 2001 e sono vent’anni che prospera razziando villaggi e sequestrando bambini che usa a volte come combattenti, ma più spesso come schiavi di un gruppo di fanatici che compiono massacri ed eccidi in nome di Dio. Si poteva far fuori da tempo, ma evidentemente la sua presenza era tanto utile alla propaganda a protezione del regime ugandese, che anche ora che Koni non c’è più, il suo nome e le sue gesta vengono evocate perché gli Stati Uniti continuino a fornire assistenza militare e copertura diplomatica a uno dei peggiori regimi africani o ai suoi vicini, come nel caso del Congo che, investito dalle razzie della banda, ha subito ricevuto offerte per lo stesso genere d’assistenza.”


    E sempre Grant Oyston su Visible children scrive:
  16. A queste affermazioni IC risponde sulla sua pagina così: 

    “We do not defend any of the human rights abuses perpetrated by the Ugandan government or the Ugandan army (UPDF). None of the money donated through Invisible Children ever goes to the government of Uganda. Yet the only feasible and proper way to stop Kony and protect the civilians he targets is to coordinate efforts with regional governments. “

    “Invisible Children’s mission is to stop Joseph Kony and the LRA wherever they are and help rehabilitate LRA-affected communities. The Ugandan government’s army, the UPDF, is more organized and better equipped than that of any of the other affected countries (DRC, South Sudan, CAR) to track down Joseph Kony. Part of the US strategy to stop Kony is to encourage cooperation between the governments and armies of the 4 LRA-affected countries. “
  17. Siamo arrivati al punto delle conclusioni.

    In realtà la questione è complessa, anche perché quello che ho postato è ovviamente una selezione di quello che ho trovato e letto. Di fronte a questa vicenda che mi aveva così entusiasmato, mi sono sentita in dovere di approfondire per capire realmente almeno i tratti principali della vicenda.
    Adesso ho un’idea abbastanza articolata di quello che è accaduto, e ancora accade in Uganda.
    Vorrei chiudere con una riflessione su una considerazione di Grant Oyston su Visible children.

  18. Secondo lui il messaggio che si trae dal documentario è “Anybody can change the world, and it’s easy”.

    Grant afferma che ciò è scorretto, bisognerebbe piuttosto dire che “Anybody can change the world, but it’s difficult. And you should do it anyway.” 

    Io ho un’altra versione invece “Anybody can change the world but we must work together”.
    Penso che sia questo il messaggio del documentario.
    E’ vero che è semplicistico, occidental-centrico e non da il giusto spazio ai veri protagonisti della storia; ma è riuscito ad essere visto da 7 milioni di individui nel mondo che hanno già fatto, e spero faranno ancora qualcosa, per far conoscere questa storia a sempre più persone possibile. 
    IC vuole fermare l’orrore in Uganda e per farlo ha scelto di far leva sulle emozioni. 
    Ha usato una lettura al contrario del concetto di fama. 
    Cosa comporta essere famosi? Essere sotto l’occhio di tutti ed essere giudicati.
    E’ stata questa lettura originale che mi ha spinto a vedere questo documentario oggi e l’aver fatto leva su emozioni positive quali condivisione, sogni, azione e cambiamento mi ha spinto a guardarlo fino alla fine. 
    E’ diverso, diverso dalle solite (passatemi il termine) lagne sul continente africano, la fame e le sue stragi. Con tutti i limiti del punto di vista di un regista occidentale che vuol sempre (o fa’ finta di) voler salvare il mondo.
    In questo caso sono convinta che valga il detto per il quale nel bene o nel male l’importante è che se ne parli. E poi, come avete potuto leggere, tante persone di nazionalità ed estrazione diversa, hanno contribuito a porre i giusti accenti sui temi più controversi, e sulle incongruenze svegliandoci dal torpore dell’ignoranza sulla vicenda.
    Ritengo che l’obiettivo primario di Jason Russell fosse la condivisone e la consapevolezza riguardo alla situazione in Uganda. Una consapevolezza tanto intensa da costringere lo spettatore all’azione; per fare questo si è mosso secondo le nuove regole di questa era social e ha colto nel segno.

A Rossella

Oggi compi 30 anni.

Lontana da casa e da coloro che ami di più, in nome di un sogno, di una passione che hai voluto portare avanti con decisione tanto da scegliere di partire come volontaria in uno dei tanti luoghi del mondo dimenticati o sconosciuti ai più, me compresa.

Ho cercato di immaginare che cosa fai in queste ore, come trascorri il tempo prigioniera di persone che non sanno niente di te, tranne forse che sei italiana e che per questo potrebbero ottenere qualcosa in cambio.

 Lo sai, sei diventata famosa tuo malgrado, striscioni con il tuo nome sono appesi in moltissime città italiane e tutti chiedono la stessa cosa: ROSSELLA LIBERA

Mi piace pensare che questo calore ti arrivi anche là e che in qualche modo allenti la tua paura, il tuo dolore e la tua solitudine.

 I compleanni, nonostante i festeggiamenti, sono giorni velati di malinconia. Giorni nei quali si sente ancora di più l’incertezza del futuro. Forse ricorderai i compleanni passati, quelli in famiglia, quelli con gli amici e ripercorrerai come in un sogno le tappe più importanti della tua vita. Probabilmente piangerai per la mancanza, per la nostalgia di casa e dei tuoi affetti e soprattutto per la paura di perdere tutto questo. Forse lo hai già fatto, ogni giorno da quando sei stata rapita.

 Quello che stai passando potrebbe toglierti la capacità di sognare, di sperare in un futuro migliore per cui lottare.

Non permetterlo. Resisti. Non perdere te stessa.

Chiudi gli occhi, esprimi un desiderio.

Noi ti aspettiamo.

© Gigi Cabiddu Brau

Desiderio

Prigioniera in una stanza buia

vago con la mente verso lidi lontani.

Odoro i profumi della mia terra

severa e generosa

che mi ha visto nascere, crescere ed andare via.

In cerca di un futuro diverso

per me, per i dimenticati, per gli ultimi di questa terra.

Questo penso ogni giorno,

alle scelte fatte, al dolore per la mancanza

ed alla grande passione che mi ha fatto andare avanti

fino ad oggi.

Domani vorrei continuare

a sognare

a combattere

ad amare

ad essere figlia, amica, sorella,

magari madre.

Domani vorrei essere libera

(Ti Pi)

8 Marzo

Durante l’adolescenza attendevamo con una certa aspettativa questa giornata come un’occasione codificata per trascorrere una serata con le amiche, quelle che vedevi solo a scuola perché magari non erano del tuo paese, e con cui avresti voluto passare più tempo insieme. Era infatti difficile che un genitore negasse l’uscita alla propria figlia proprio in quella occasione!

Nel corso degli anni ho iniziato a maturare un’avversione istintiva per questa ricorrenza, al di là del piacere effimero di ricevere quelle belle mimose colorate, (meglio se raccolte piuttosto che pagate a peso d’oro).

Così ho iniziato a considerarla sempre di più, oltre che un affare di business, una sorta di contentino, un mezzo per addolcirci, perpetrato e dall’universo maschile, e da noi stesse con questo voler festeggiare a tutti i costi sopra le righe scambiandoci auguri reciproci; ma auguri per cosa? Per il fatto di essere donne?

Ma perché devo festeggiare il mio essere donna, forse gli uomini lo fanno? Hanno una giornata a loro dedicata?

E perché provo una sensazione come di concessione fattaci?

Le concessioni normalmente arrivano da chi ti “autorizza” a fare qualcosa, quindi siamo state autorizzate a festeggiarci; forse è un promemoria affinché in questa giornata le donne vengano considerate in maniera diversa?

A questo proposito mi viene in mente che “Solo nel 2011, in base al monitoraggio fatto da E-Il mensile nell’osservatorio Casa dolce Casa, sono 97 le donne uccise da uomini che conoscevano, che hanno amato e di cui si fidavano. I dati pubblicati, in mancanza di ricerche ufficiali, sono estrapolati da notizie di stampa, e ogni settimana confermano la gravità di questa emergenza.”

Non intendo affermare che questa sia l’unica realtà ma mi chiedo perché il sesso a cui appartengo debba essere spesso considerato alla stregua di un oggetto da esibire, mutilare, o annientare.

Dicono che si celebra la giornata dedicata alla donna per ricordare al mondo ciò che abbiamo conquistato e ciò di cui siamo vittime; beh vorrei che, come per gli uomini, non ce ne fosse più bisogno, significherebbe che finalmente abbiamo ottenuto il rispetto che ci spetta, che ci è sempre spettato.



Digressione

Voci precedenti più vecchie

N.d.A.

Questo blog non è una testata giornalistica e viene aggiornato quando posso; è frutto esclusivo della mia Immaginazione per cui nomi, personaggi luoghi e avvenimenti sono fittizi o usati in modo fittizio.

Se volete citarne i testi, vi chiedo di aggiungere il nome dell’autore o il link al sito; io faccio lo stesso.

Le immagini usate provengono principalmente dal web pertanto laddove violassi qualche diritto d'autore scrivetemi pure nei commenti e risolveremo la cosa.

Buona Lettura!

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: